What Remains of Edith Finch – Recensione
Voto 90

What Remains of Edith Finch è un’avventura narrativa nella quale esploriamo una strana casa alla scoperta del nostro passato. Disponibile su PC, PS4 e Xbox One

  Voto 90 great

What Remains of Edith Finch – Recensione

What Remains of Edith Finch: vicino e lontano

Se dovessi definire la natura di What Remains of Edith Finch in meno parole possibili, dovrei per forza ricorrere al tedesco e scegliere: heimweh e fernweh. Questi due termini hanno un significato simile ma opposto al tempo stesso.

Heimweh e fernweh rappresentano due facce della nostalgia: se “heim” è la casa, la patria, il luogo dove si trova il nostro vero io, “fern” è un posto lontano, remoto, da cui però ci sentiamo attirati. È questo che prova Edith, la nostra protagonista, nel suo viaggio di ritorno, nel suo nostalgos: un dolore causato dalla lontananza di un luogo che è “casa” ma che al tempo stesso le è alieno.

What Remains of Edith Finch

Dopo sei anni, Edith ripercorre il sentiero verso lo strano edificio nel quale ha passato i primi undici anni della propria vita. La costruzione che presto vediamo stagliarsi sullo sfondo è chimerica, incredibile e spaventosa. Perché siamo qui? Per scoprire e capire cosa è successo alla nostra famiglia e, quindi, cosa succederà a noi. I Finch sembrano infatti colpiti da una maledizione: chiunque meriti di apparire sul loro albero genealogico muore in circostanze spesso particolari, alle volte persino misteriose. Di generazione in generazione nessuno vi è sfuggito: potrà Edith, l’ultima dei Finch?

Le nostre ultime ore

Il breve viaggio che viviamo (2-3 ore) ci porta alla scoperta dei fratelli, degli zii, dei nonni e dei bisnonni di Edith, in un costante salto temporale. What Remains of Edith Finch è un insieme di istantanee interattive della morte di ogni membro della famiglia. L’opera di Giant Sparrow si inserisce nel filone delle avventure narrative, capitanate da opere come Gone Home, The Vanishing of Ethan Carter e Life is Strange.

Questi titoli sono caratterizzati da una grande focus verso la narrazione e un minore interesse per un gameplay classico. What Remains è esattamente questo, ma riesce a creare un qualcosa in più: la varietà. Questo poiché ogni istantanea di morte è un minigioco, una brevissima ma intensa avventura che riesce a trasformare la tragicità degli ultimi attimi di un Finch in qualcosa di diverso, alle volte felice, alle volte ancora più triste, ma sempre nuovo, sempre inaspettato.

In un’istanza, ad esempio, diventiamo Molly, una bambina andata a letto senza cena e logorata dalla fame. Udendo il richiamo di un uccello fuori dalla finestra, sentiamo il bisogno di mangiarlo e ci trasformiamo in un gatto, lanciandoci all’inseguimento. In un’altra situazione, siamo un ragazzino su un’altalena, che desidera andare in alto, sempre più in alto. In ogni caso, l’interazione ludica è semplice, dedicata a pochi tasti per muoversi e agire sull’ambiente.

What Remains of Edith Finch

Ogni racconto breve che compone la storia della famiglia Finch è il frutto di una grande cura per il dettaglio, sia nel gameplay che nella scrittura. Il grande merito di Giant Sparrow è essere riuscito a creare un microcosmo coeso, a partire da idee completamente diverse tra loro. Non solo, in questo ritorno, in questa riscoperta della casa, i minigiochi permettono di rimanere sempre attenti, sempre incuriositi da ciò che verrà dopo. Il team di sviluppo ha trovato un ottimo modo per raccontare una storia facendocela vivere in prima persona grazie al fondamento del concetto di videogame, ovvero l’interazione. Senza deviare verso l’avventura grafica come fatto dalle prime opere Telltale o da Life is Strange, What Remains of Edith Finch ci fa giocare l’avventura narrativa, evitando magistralmente di essere “walking simulator”.

Non guasta, poi, il fatto che il gioco sia visivamente intrigante, sempre grazie alla “scusa” della raccolta di racconti che ha permesso ai creatori di assegnare una stanza a ogni membro della famiglia Finch. Ogni camera da letto, congelata nel tempo, racconta la natura della persona che l’ha abitata, con uno stile sempre diverso.

What Remains of Edith Finch

I giusti dettagli

What Remains of Edith Finch è semplicemente ben pensato e ben realizzato: il doppiaggio, ad esempio, è di altissimo livello, ma viene enfatizzato con perfezione dal posizionamento dei sottotitoli che non sono una scritta in sovrimpressione ma una vera componente di gioco, in quanto vengono posizionati all’interno dell’ambiente, come se fossero presenti davanti a noi, indicandoci la via da seguire.

Ancora: l’albero genealogico dei Finch diventa il nostro menù e, a ogni racconto completato, Edith tratteggia uno schizzo della persona di cui ha appena scoperto la morte, permettendoci di tirare le somme del nostro percorso e di capire, esattamente, di chi era figlio/fratello/padre l’individuo che abbiamo appena visto perire.

What Remains of Edith Finch

Infine, What Remains of Edith Finch si dimostra rigiocabile. Non subito, chiaramente, poiché se alla vostra prima esplorazione ciò che proverete sarà “solo” fernweh, dopo vari mesi sentirete nostalgia dei Finch, di quella casa assurda che però è diventata un po’ anche la vostra casa: in quel momento, fernweh diventerà heimweh, e sarete pronti a tornare, sarete pronti a emozionarvi ancora una volta.

What Remains of Edith Finch – Recensione ultima modifica: 2019-01-14T07:00:18+02:00 da Nicola Armondi

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