Wandersong – Recensione
Voto 87

Wandersong è un’avventura platform sviluppata da Greg Lobanov nella quale viviamo la colorata e canora avventura di un bardo sorridente. Disponibile su PC e Nintendo Switch

  Voto 87 great

Wandersong – Recensione

Wandersong: quando il bardo calca la scena

Se c’è qualcosa che ci hanno insegnato i videogiochi è che un eroe ci deve sempre essere. Poco conta quale sia il nemico di turno, un impavido cavaliere armato di uno spadone (possibilmente magico) è tutto quello di cui hai bisogno per arrivare al lieto fine. E se non fossimo noi l’eroe della storia? Se fossimo un tipo qualunque? Wandersong inizia proprio così, con il nostro protagonista che tenta di impugnare una grande spada e fallisce miseramente.

Non siamo un eroe, siamo solo un bardo e la nostra arma prediletta è il canto (e il ballo, ma non distraiamoci). Basterà per salvare il mondo?

La bontà non è mai sopravvalutata

Cos’è, però, Wandersong? In poche parole, è un’avventura platform story-driven, ovvero un viaggio in un mondo magico, colorato, all’insegna dei buoni sentimenti ma senza banalità, né narrative né di gameplay. Sì, l’opera di Greg Lobanov è un gran bel gioco: inutile nasconderlo fino alla conclusione della nostra recensione.

Wandersong trasforma il classico ruolo di supporto del mondo dei GDR nel protagonista. Il nostro bardo scopre che il mondo sta per finire e che l’unico modo per salvarlo dalla distruzione totale è raggiungere gli Overseer, esseri magici che incarnano le forze della natura e proteggono una parte della Earthsong, una canzone in grado di ripristinare l’universo.

Nel viaggio che ci aspetta, di atto in atto (il gioco è diviso come un’opera teatrale, con tanto di sipario), dobbiamo esplorare una nuova zona aiutando gli abitanti a risolvere i loro problemi. Sia che si tratti di navigare per i mari o rivoltarsi insieme ai lavoratori oppressi, Klud lo fa sempre con il sorriso e con un animo carico di bontà. Portata un po’ di pace, troviamo l’accesso al mondo degli spiriti dove ci attende il successivo Overseer.

La forma della voce

Il mondo degli spiriti si rivela una realtà onirica all’insegna del platform con una spruzzata di puzzle: ogni interazione con il mondo di gioco, però, avviene attraverso il canto. Alle volte dobbiamo controllare delle piattaforme, altre volte dobbiamo comprendere dei pattern musicali e ripeterli, altre volte ancora invece la musica prende nuove forme. Non vogliamo scendere troppo nel dettaglio poiché buona parte del viaggio è proprio legata alla costante scoperta di nuove idee di gameplay.

La musica e il gameplay, però, si legano anche alla narrazione: il mondo di Wandersong è estremamente intrigante, una miscellanea di culture molto diverse che permettono ai personaggi di vivere un’avventura che va ben oltre il semplice “vogliamoci bene e salviamo il mondo”. Il protagonista è accompagnato dalla strega Miriam, cinica e pessimista, e incontra innumerevoli personaggi che lo portano a riflettere su se stesso e su cosa lo spinga a vivere la sua “quest”.

Quella che andrete a vivere è una storia molto più profonda di quel che potrebbe sembrare a un primo acchito. Superati i primi atti, per di più, nel momento in cui pensiamo di aver capito come proseguirà la vicenda (sia a livello narrativo che a livello di gameplay), l’opera sovverte tutto e ci sorprende, continuando a farlo fino al finale.

Carta canta… e pure molto bene!

Wandersong, nella sua decina di ore, nasconde un gran numero di trovate che riescono a mantenere fresca una struttura tutto sommato molto lineare e “ripetitiva”. La noia non è mai di casa in Wandersong e spesso ci si ritrova ad avanzare con un piccolo sorriso sulle labbra. Anche solo passare ad una nuova zona e lasciarsi pervadere dalla potenza visiva delle ambientazioni è sufficiente per godere dell’esperienza.

Wandersong si presenta con grande semplicità, nel suo stile letteralmente cartaceo, ma riesce a colpire anche in questo caso, grazie a un character design molto ispirato e a delle animazioni tanto basilari quanto efficaci. Alle volte ci siamo ritrovati ad avanzare ballando, solo perché era troppo bello da vedere. È anche vero che questa semplicità alle volte lascia trasparire alcuni limiti tecnici, con sprite mobili (e relative hitbox) non molto precisi, ai quali si aggiungono un paio di passaggi puzzle-platform non molto chiari. Si tratta di limiti di design che, però, non inficiano particolarmente l’avanzamento del gioco. Inutile dire, inoltre, che la componente sonora di Wandersong è meravigliosa in ogni istante.

Infine, la nostra prova ha avuto luogo su PC, ma il gioco è disponibile anche in versione Nintendo Switch: pur non avendo avuto modo di provarlo, riteniamo che Wandersong possa essere ottimo da giocare in modalità portatile.

Wandersong

Wandersong è un’avventura all’insegna della bontà, della bellezza e della leggerezza, ma solo in superficie. È una di quelle opere che creeranno una fanbase attiva e creativa, grazie agli innumerevoli personaggi (ci aspettiamo le shipping più improbabili) e grazie alla passione che traspare in ogni dettaglio di gioco. Wandersong non rivoluziona il mondo indie, ma certamente vi farà vivere una bellissima avventura e non possiamo non consigliarlo.

Wandersong – Recensione ultima modifica: 2018-10-16T07:00:51+02:00 da Nicola Armondi

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