Vane – Recensione
Voto 48

Vane, Sviluppato da Friend & Foe in esclusiva PlayStation 4, è il classico esempio di titolo indie che ha osato troppo

  Voto 48 normal
Voto 0
Summary rating from user's marks. You can set own marks for this article - just click on stars above and press "Accept".
Accept
  Voto 0.0 bad

Vane – Recensione

Vane e il suo (goffo) tentativo di emozionare

Come ci siamo già ritrovati a dire in passato per altri titoli come per il recente GRIS, il filone dei titoli indipendenti di velata (o meno) ispirazione a Journey continua a espandersi senza sosta, ottenendo risultati altalenanti, con alcune perle che sono riuscite a catturarci il cuore – come per l’appunto l’opera di Nomada Studio – e altre che ci hanno lasciati un po’ perplessi: proprio come Vane.

Sviluppato dallo studio giapponese Friend & Foe e pubblicato da Matt Smith per l’ammiraglia Sony, Vane cerca di essere un’avventura atipica, basata sul potere di mutaforma del nostro particolare protagonista, in grado di passare da sembianze umane a quelle di un corvo. Tutto molto interessante, ma il risultato finale qual è?

Vane

Vola rondinella, vola!

Lo scenario post-apocalittico c’è, la storia criptica e anomala narrata dalle semplici immagini pure, l’atmosfera anche. Iniziamo Vane nei panni di un piccolo essere dalle sembianze umane, presumibilmente un bambino, intento a trasportare un piccolo fagottino in braccio attraverso una temibile tempesta. Con lo scenario che muta e viene distrutto da tuoni e fulmini, il nostro mutaforma viene infine spazzato via dal vento, dopo essersi visto sbattere in faccia quella porta che tanto profumava di salvezza.

Subito dopo, eccoci solcare i cieli nelle sembianze del corvo. Ci ritroviamo davanti un vastissimo deserto, senza sapere cosa dobbiamo fare e tantomeno dove dobbiamo dirigerci: questo è l’inizio del nostro viaggio, alla ricerca di uno scopo. La cripticità è alla base di titoli come Vane e l’immersività funziona alla grande. Visivamente molto poetico, il titolo di Friend & Foe ci ha esteticamente ammaliati sin dal primo fotogramma.

Vane

Lo stile minimale serve sicuramente a nascondere i limiti tecnici della produzione, ma rimane gradevole, colorato e azzeccato. Peccato che questo non basta effettivamente a nascondere tutti i limiti tecnici. Bug, cali di frame rate, compenetrazioni varie e fenomeni di pop-up a distanza molto ravvicinata minano grandemente l’esperienza di gioco, rendendo ciò che poteva essere una gradevole esperienza low-poly, un attacco nervoso lungo circa quattro ore.

Pretenzioso

La presenza di due sembianze per il protagonista, ovviamente, comporta alcune caratteristiche peculiari per ciascuna: in forma di corvo potremo volare, in forma umana, invece, spingere piccoli oggetti o tirare leve. L’alternanza fra le due, possibile tramite una sorta di “sostanza” dorata, ci permetterà di portare a termine semplici puzzle ambientali. Semplici, quando si riesce a capire da dove partire.

Vane

La cripticità di Vane non risiede esclusivamente nella narrazione, ma anche nel capire cosa fare e soprattutto… dove farlo. Ritrovarsi scaraventati in un mondo piuttosto vasto, senza grossi indizi (se non qualche luccichio sporadico) dona quel senso di spaesamento e confusione che forse ad alcuni potrà anche piacere, ma alla gran parte sicuramente no.

Se aggiungiamo a questa velata caratteristica un sistema di comandi decisamente impreciso e frustrante, vi potrete accorgere da soli che l’esperienza che i ragazzi di Friend & Foe volevano regalarci viene completamente rovinata. Una menzione particolare alla telecamera, che definire capricciosa è un eufemismo, specialmente se e quando verremo a contatto con le pareti. Vane è il classico esempio di titolo indie che avrebbe avuto bisogno di qualcosa in più: più tempo per lo sviluppo, più cura nei tecnicismi, più budget. Le basi sicuramente non mancano, l’atmosfera c’è e funziona. Purtroppo è tutto il resto a essere carente.

Vane

Vi è una sorta di pretenziosità alla base di Vane, come se volesse aspirare a essere una tre le grandi produzioni come Journey, ICO o Shadow of the Colossus, senza però averne le potenzialità e tantomeno il budget. Forse è stato proprio questo il problema: se gli sviluppatori si fossero fermati un pochino più in basso con l’asticella, probabilmente avremmo avuto tra le mani un titolo sicuramente meno ambizioso, ma più gradevole e godibile.

Vane – Recensione ultima modifica: 2019-02-13T09:00:31+00:00 da Marta Gravina

Post Correlati

Jon Shafer’s At the Gates -Recensione

Jon Shafer's At the Gates -Recensione

Jon Shafer's At the Gates è il nuovo 4X a turni sviluppato dall'ex lead designer di Civilization V, ambientato poco dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente.

The Textorcist – Recensione

The Textorcist - Recensione

The Textorcist è un ibrido a metà tra un texting game e un classico bullet hell, realizzato da Headup e prodotto da Morbidware. Disponibile su Steam per Microsoft Windows e Classic Mac OS.

The friends of Ringo Ishikawa – Recensione

The friends of Ringo Ishikawa - Recensione

The friends of Ringo Ishikawa è un picchiaduro a scorrimento laterale con elementi open world. Il titolo è disponibile su PC.

Lascia un commento