Vampyr – recensione
Voto 80

Vampyr è un titolo prezioso, segno di sperimentalismo e coraggio non da poco. Il coinvolgimento emotivo e non che il titolo riesce a creare vale moltissimo, ma bisogna anche sottolineare qualche magagna nel gameplay e sporadiche prestazioni scadenti su console. Disponibile per PC, PlayStation 4 e Xbox One

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Vampyr – recensione

Un medico e un vampiro, carità e sete di sangue, Vampyr è un racconto di dualità

Uno dei grandi pregi del mondo indie, se non il suo più grande pregio, è l’originalità e l’inventiva che gli sviluppatori possono perseguire. Vampyr, nuovo titolo del talentuoso studio Dontnod, è infatti un titolo estremamente originale e azzardato nella sua formula. Parliamo di un gioco che fonde elementi da avventura grafica ad un gameplay action, integrando alla perfezione le sue due formule. Le incertezze sicuramente non mancano, ma il risultato generale è ottimo. L’avventura di Jonathan Reid è coinvolgente, con colpi di scena e tanto potenziale. Dopotutto Dontnod ha già dimostrato di saper raccontare una storia. Però, fino ad ora, la compagnia aveva sfornato avventure grafiche, quindi il cambiamento può preoccupare, ma basterà dedicare pochi minuti a Vampyr per non aver più dubbi.

What’s life, but death pending

L’avventura inizia in una fossa comune di Londra, con il nostro protagonista che torna dalla morte sotto forma di vampiro. Ovviamente ci teniamo a non spoilerare nulla riguardo alla narrativa del titolo, essendo questa anche il focus principale, ma la trama  va discussa anche spoiler-free. Sin dalle prime battute viene presentata una tematica importante di Vampyr, la dualità. Jonathan Reid infatti, non solo è un vampiro appena nato, ma nella sua vita mortale era un medico, specializzato nelle trasfusioni di sangue. Si vede subito quindi un contrasto netto: l’umanità di Reid lo porta a voler essere caritatevole, ma la sua nuova natura ha sete di sangue. Saremo noi a decidere come il nostro protagonista si rapporterà con il mondo. Vampyr offre un sistema di scelte multiple eccellente, con una grande enfasi sul roleplay e sulle conseguenze che le nostre azioni possono avere.

Le scelte non si limitano alle sole opzioni multiple di dialogo, ma si riflettono sul gameplay stesso. Quando Vampyr viene avviato, compare una scritta “la difficoltà è variabile in base alle tue azioni. Più uccidi, più sarà facile”. Questo perché é presente un sistema di livelli ed esperienza, ma è integrato con un idea geniale. I nemici sconfitti in combattimento forniranno pochissima esperienza, boss esclusi, quindi per livellare bisognerà sacrificare degli NPC, decidendo di ucciderli. Infatti ogni personaggio con cui interagire Vampyr può essere fascinato e ucciso, ottenendo in cambio enormi quantità di esperienza.

Nei panni del vampiro, per decidere il destino dei più deboli

L’effetto che Dontnod voleva ottenere con il sistema della fascinazione è quello di metterci nei panni di un essere superiore. I vampiri sono forti, immortali e soprattutto sono i nostri cacciatori. Jonathan Reid potrà scegliere il destino della città di Londra, oltre che dei suoi abitanti. Uccidendo dei civili infatti è possibile compromettere un intero quartiere, abbassando il livello di sicurezza di quest’ultimo.  Vampyr però non risulta affatto banale in queste sue meccaniche. Infatti la fascinazione è ben limitata e strutturata in base sia al proseguimento della storia, sia alla sua vera e propria funzione. Per fascinare qualcuno bisognerà avere un certo progresso nella storia, con quindi molti personaggi importanti per la trama bloccati dietro dei muri invalicabili fino alla fine del titolo. Inoltre viene data un enorme importanza al dialogo, difatti conoscendo meglio le proprie vittime l’esperienza che si otterrà uccidendole aumenterà.

Sicuramente meritevole di lode la cura riposta nell’assegnazione dei livelli di fascinazione. Difatti nonostante servano soprattutto per far sopravvivere importanti NPC, tutti i personaggi con alto livello di fascinazione posseggono un carisma o un intelligenza tale da giustificare verosimilmente tale livello. Qualche difetto sorge invece nella narrativa del gioco. Generalmente parliamo di un titolo con ottima trama, colpi di scena e alto livello di interesse mantenuto per tutte le sue venticinque ore di gioco. Però qualche lacuna destabilizzante è presente, come un esagerata presenza di “spiegoni” a fine titolo o il fatto che Reid accetti il suo essere vampiro molto in fretta.

Un fantasy molto reale

Come ovviamente deducibile dalla presenza dei vampiri, Vampyr è un gioco fantasy, basato sulle leggende del folklore europeo. Nonostante ciò bisogna distinguere realistico e verosimile. Difatti pur essendo fantasy, Vampyr si ambienta in un contesto fortemente verosimile. Le strade del sobborghi di Londra son realizzate molto bene, con dettagli fantastici da notare e che portano davvero il titolo a sembrare reale. L’accompagnamento musicale ed il sonoro aiutano molto nel creare questo contesto verosimile, arricchendo quindi l’esperienza. Ovviamente anche i personaggi assumono comportamenti verosimili, con azioni plausibili ed errori umani. Le caratterizzazioni degli npc riportano anch’esse la tematica della dualità, con ogni personaggio che rappresenta una moralità grigia e reale, lontana da eroi e villain fumettosi.

Anche nel combattimento Vampyr riesce a tenere i piedi per terra, pur integrando mosse molto particolari, con lancie di sangue e doppelganger. La sensazione dominante mente si vive l’avventura di Reid è quella di essere nella Londra nel 1900, con qualche problema di vampirismo, ma comunque con un contesto molto reale.

Le debolezze del vampiro

Invece per quanto riguarda il combattimento a livello di gameplay, il discorso è leggermente diverso. Il combat system è molto basilare, con tante armi e abilità a disposizione, ma sicuramente non ai livelli di un ottimo action. Però il suo lavoro lo fa, non ha mai ostacoli frustranti e pressochè nessun problema legato a bug vari. I problemi veri e propri del titolo però, si vanno a trovare qualora si parli di prestazioni.

La versione console di Vampyr è danneggiata da enormi problemi. Il framerate risulta purtroppo molto spesso ballerino, persino in aree chiuse. Le problematiche non finiscono qui: troppo spesso il gioco dovrà entrare in improvvisi e talvolta lunghi caricamenti. Questo succede sia durante le sezioni esplorative sia quando si parla con gli NPC. I caricamenti regolari inoltre sono tutti abbastanza lunghi, ci avviciniamo al minuto. A tutto questo bisogna affiancare un framerate piuttosto ballerino e qualche crash del software, che pur essendo raro è presente.

Vampyr è un titolo che, in linea generale, è sicuramente promosso a pieni voti. Dontnod ha calibrato molto bene il rapporto tra sezioni action, dialoghi a scelta multipla e storytelling più lineare. Peccato però, che i limiti dello studio, ancora inesperto in giochi simili, si faccia vedere sul lato della programmazione. Evidenti cali di framerate, frequenti caricamenti e qualche raro crash del software rischiano di minare l’esperienza che risulterebbe altresì molto migliore. 

Vampyr – recensione ultima modifica: 2018-06-12T20:19:01+00:00 da Alessandro Tosoni

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