The Textorcist – Recensione
Voto 75

The Textorcist è un ibrido a metà tra un texting game e un classico bullet hell, realizzato da Headup e prodotto da Morbidware. Disponibile su Steam per Microsoft Windows e Classic Mac OS

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The Textorcist – Recensione

The Textorcist: vita di Ray Bibbia tra tastiera ed esorcismi

The Textorcist è un bullet hell sviluppato dal team italiano MorbidWare, improntato su un simpatico e stravagante mix di gameplay. Il gioco infatti costringe il fruitore a digitare una serie di parole, nient’altro che esorcismi appunto, per poter danneggiare i nemici ed avanzare attraverso la delirante e divertente trama. Partendo dal principio, in The Textorcist impersonificheremo Ray Bibbia, vero e proprio chierico da battaglia della Santa Romana Chiesa. Ray è un potente esorcista, forgiato da anni ed anni di esperienza e – a giudicare dal colorito linguaggio e dalla dimestichezza con cui tratta le più scabrose faccende – anche piuttosto avvezzo alla “vita di strada”.

The Textorcist

A spasso per una Roma violenta

Come il nome – preso di sana pianta dal famoso carcere capitolino – lascia intendere, il gioco muove i suoi passi in una Roma verace e sanguigna, piuttosto fedele a quella del giorno d’oggi (chi scrive vi abita da più di un decennio), con tutti i suoi pro e contro. Tendenzialmente Ray visita ed esplora il peggio che la metropoli possa offrire, alla caccia di un misterioso e becero traffico di prostituzione che lo porterà a scoperchiare un vero e proprio vaso di Pandora.

Della trama, che rimane piuttosto delirante, a tratti quasi insostenibilmente esagerata, si finisce per parlar bene soprattutto grazie alla buona caratterizzazione del protagonista e dei villains che lo circondano, tutti bene inseriti nello stranissimo contesto, per nulla forzati né nelle situazioni, né nelle battute al limite del politicamente scorretto.

The Textorcist

Ma è chiaramente il gameplay a fare da padrone in questa coraggiosa produzione nostrana. Un gameplay che intriga subito per la sua peculiarità quasi unica, anche se non propriamente facile da digerire. Come già accennato, The Textorcist è un bullett hell, ragion per cui, una volta esplorato il quadro di gioco ed esaminato i due tre elementi narrativi/estetici del livello, Ray Bibbia affronterà in maniera insindacabile uno o più nemici entro un campo d’azione fisso.

I nemici, che siano semplici pedine o veri e propri boss, con un po’ di fantasia, utilizzano armi da lancio e a distanza per cercare di sopraffare il durissimo Ray, iniziando a spammare proiettili di tutti i tipi e le dimensioni. In tal senso Textorcist mostra un’ottima qualità, sia per quel che concerne la densità dei colpi in schermo – non esigua ma neanche mostruosamente nipponica – sia per la differenziazione dei colpi che potranno essere attinti al nostro personaggio.

The Textorcist

Se fin qui non c’è nulla di particolare da segnalare, il titolo si fa più interessante per quel che concerne le abilità di Ray. Quest’ultimo, da buon esorcista, è equipaggiato solamente con un libro sacro (in teoria non dovrebbe essere la Bibbia, ma non è ben specificato), che gli garantisce immunità e la possibilità di leggere potenti formule divine. La formula va letteralmente digitata, nella sua interezza, per poter danneggiare i nemici. Ad aiutarci nel difficile compito di muoverci per evitare i proiettili e digitare contemporaneamente, c’è un sottotesto, con il quale si possono leggere le frasi che andremo a dover comporre una volta terminata la parola attuale.

Bello da vedere, meno da giocare

Sembra forse più facile a dirsi che a farsi, visto che per ora la localizzazione in italiano è assente e i periodi da comporre sono lunghi e complicati, mentre il tutto è condito con la necessità di schivare centinaia di colpi. In tal senso, quando in possesso del libro, Ray è invulnerabile, ma non appena colpito lascerà cadere il Testo Sacro, facendo scattare sia un conto alla rovescia (scaduto il quale si dovrà ricominciare da capo l’intero esorcismo) sia la propria debolezza ai colpi ricevuti. Morire quindi è, chiaramente, possibile ed anzi piuttosto probabile.

The Textorcist

Questo combat system ibrido e sui generis stupisce, incuriosisce ma forse non convince fino in fondo. La peculiarità e la bellezza del bullet hell, quale che sia la sua declinazione, è proprio la grande mobilità a cui è abituato il giocatore, mobilità che invece la costante necessità di digitare lunghi periodi (utilizzando per forza di cose le due mani), quasi elimina. Certo, non si può pretendere troppo dal titolo, una volta capito che il nocciolo dell’offerta sta proprio nella peculiare struttura texting. L’escamotage di rendere la prima hit ininfluente permette al giocatore di digitare furiosamente e solo dopo spostare la mano verso le quattro frecce per poter recuperare il libro e continuare con la pratica anti-demoniaca, quindi indubbiamente il gameplay non è meramente bloccato. In definitiva rimane però farraginoso, oltre che faticoso, viste le tre diverse fasi che impegnano il fruitore: l’analisi visiva di testo e proiettili, la digitazione e infine il movimento del personaggio.

Dal punto di vista tecnico, The Textorcist fa sfoggio di un’ottima pixel art, accurata sia nei dettagli che nella riproduzione delle ambientazioni. Al contrario di tanti titoli che approfittano di lavori maldestri soprattutto in fase di level design, nascondendosi dietro a impalcature di pixel sovrabbondanti, The Textorcist è pulito, chiaro ma al contempo denso di elementi narrativi e ambientali. La romanità a volte becera e squallida della periferia capitolina emerge in maniera lampante, dando un tocco quasi noir al prodotto. Assieme a questa efficace struttura visiva, si trova anche un altrettanto efficace accompagnamento musicale, che non teme di osare con del metal chiaramente orecchiabile e pericolosamente vicino a quei rimandi pseudo satanici tanto cari ai metallari dell’ultima ora.

The Textorcist è un prodotto dal grande impatto visivo e narrativo, soprattutto per chi conosce Roma, le sue bellezze e le sue bruttezze. Si rivela interessante anche per chi la Capitale non l’abbia mai vista, grazie ad una narrazione che intrattiene e al tempo stesso immerge completamente il fruitore nel mondo di gioco. Il punto più traballante, però, è proprio il gameplay, che al netto dell’originalità a tratti sembra più un esercizio di stile che una trovata davvero fruibile.

The Textorcist – Recensione ultima modifica: 2019-02-14T09:00:45+00:00 da Lorenzo Quadrini

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