Tacoma – Recensione
Voto 72

Tacoma è un titolo di Fullbright in cui dovremo scoprire che cosa è successo sull’omonima stazione spaziale a seguito di un misterioso incidente. Disponibile per PC, Xbox One e PlayStation 4

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Tacoma – Recensione

Voliamo nello spazio sulla stazione Tacoma

Quando nel 2013 Fullbright invase il mondo dei “Walking Simulator” con Gone Home, tutti, dalla critica videoludica ai videogiocatori stessi ne rimasero entusiasti. Una sorte diversa invece è toccata a Tacoma, titolo uscito nell’agosto del 2017 su PC e Xbox One. La nuova fatica interattiva di un team che aveva ammaliato il mondo col suo famoso predecessore spirituale, ha largamente diviso la critica. C’è stato chi lo ha amato, chi lo ha considerato di troppo inferiore al suo predecessore. Vista l’imminente uscita su PlayStation 4, abbiamo pensato di dirvi la nostra.

Tacoma

Un futuro remoto, ma non poi così tanto

Siamo nel 2088. Amy, la nostra protagonista, viene inviata sulla stazione Tacoma, che fino a qualche giorno prima era operativa e trasportava passeggeri e merci dalla Terra al resort lunare Zenith. A bordo, prima di un misterioso incidente, erano presenti sei membri dell’equipaggio: E.V. St.James – amministratrice, Clive Siddiqi – responsabile delle operazioni, Natali Kuroshenko – ingegnere di rete, Roberta Williams – ingegnere meccanico, Sareh Hasmaedi – dottoressa e Andrew Dagyan – botanico. Per cause ancora da appurare, l’equipaggio sembra essere scomparso dalla stazione, senza lasciare alcuna traccia.

Possiamo indagare attraverso gli occhi di Amy sfruttando un sistema di realtà aumentata che ci permette di riascoltare conversazioni passate per poter scoprire cosa sia successo quattro giorni prima, data dell’incidente, e conoscere così meglio i membri dell’equipaggio e il loro peloso amico, se sarete abbastanza curiosi da cercarlo. I vari “nastri” possono essere ascoltati più e più volte, riavvolgendoli e mandandoli avanti velocemente e seguendo, di volta in volta, il punto di vista di uno dei membri dell’equipaggio. L’obiettivo finale della ragazza è quello di recuperare i dati dell’IA della Tacoma, chiamata ODIN, e il suo nucleo centrale.

Tacoma

Sebbene Tacoma si presenti come un Walking Simulator con un obiettivo specifico, per scoprire le cause dell’incidente e avere i primi sospetti non ci vorrà poi molto. Possiamo anzi dire che gli eventi principali si susseguono un po’ troppo velocemente e senza particolari colpi di scena che non siano prevedibili già dalle prime battute di gioco. Quello che rimane invece interessante è, sicuramente, il modo in cui il titolo ci consente di scoprire di più sulle vite dei sei membri dell’equipaggio.

Possiamo frugare fra i loro effetti personali, cercare nelle stanze private, negli armadietti della palestra o nei bagni. Rivivendo le conversazioni, possiamo sbirciare anche nei loro terminali in realtà aumentata per leggere messaggi privati ed email. Non andiamo troppo nel dettaglio perché sarebbe spiacevole rovinarvi qualsiasi tipo di sorpresa, vi basti sapere che ognuno dei sei personaggi aveva una vita prima dell’incidente e sarete perfettamente capaci, se abbastanza attenti, di scoprirne parecchi segreti.

Passo dopo passo

Partiamo dal presupposto che il setting della stazione spaziale abbandonata non è qualcosa di particolarmente originale. Normalmente però questo tipo di ambientazione viene associata a sfumature velatamente (o meno) horror. Non è assolutamente il caso di Tacoma. La stazione è completamente disabitata. Il tempo si è fermato improvvisamente, tutto è stato lasciato com’era e niente ci assalirà durante la nostra investigazione. Il gameplay è quindi una semplice passeggiata all’interno di Tacoma, sia in punti con gravità artificiale, sia in assenza di essa (dannata chinetosi). Sono presenti rari enigmi ambientali, come il trovare una chiave nascosta o il codice per una porta, ma niente di particolarmente difficile o intellettualmente impegnativo. L’avventura scorre liscia nelle sue tre o quattro ore totali, senza momenti in cui fermarsi a pensare per capire come proseguire.

Tacoma

Il mondo di gioco è molto particolareggiato. Sono presenti un’infinità di oggetti con cui interagire, fotografie, documenti, peluche e persino fazzoletti di carta, ma sfortunatamente pochissimi saranno rilevanti ai fini della storia. Il problema di Tacoma è in fondo proprio questo: la sterilità. Per quanto si possa essere curiosi di scoprire tutto sui membri dell’equipaggio, da brave pettegole, alla fine di tutto non si riesce ad avere alcun tipo di legame emotivo con loro. Con gli occhi di Amy noi sbirciamo nelle loro vite, curiosiamo, scopriamo i loro segreti e le loro paure più grandi, ma senza mai riuscire a provare un briciolo di empatia. Forse a causa della poca durata del titolo, forse a causa di come è stato impostato, Tacoma non riesce ad avere la stessa carica di emotività che aveva avuto Gone Home ai suoi tempi.

Tacoma è un Walking Simulator piuttosto soddisfacente dal punto di vista dell’interazione. Il trucco della Realtà Aumentata funziona molto bene, il poter riascoltare le varie registrazioni seguendo una volta un membro dell’equipaggio e la successiva un altro è interessante e spinge a scoprire ogni singolo dettaglio dell’incidente avvenuto sulla stazione e sulla vita privata dei vari personaggi. Il tutto però da una prospettiva esterna e non integrata sentimentalmente al mondo di gioco, rendendo quindi l’investigazione asettica e assolutamente non empatica. Impersoneremo una sorta di “stalker”, insomma.

Tacoma – Recensione ultima modifica: 2018-05-08T17:00:29+00:00 da Marta Gravina

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