Shift Quantum – Recensione
Voto 70

Shift Quantum è un puzzle game in stile cyber-noir di Fishing Cactus, sequel del primo Shift uscito per browser circa 10 anni fa. Disponibile per PC, PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch

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Shift Quantum – Recensione

Shift Quantum e il capovolgersi dellà realtà

Shift Quantum è Bianco e nero.

Sopra e sotto.

Pieno e vuoto.

Il cucchiaio non esiste. Metti tutto in discussione.

Nelle ceneri si muore, dalle ceneri si risorge

Ma partiamo dal’inizio… Era il 2008 e quattri talenti AAA decisero di risorgere dalle ceneri di 10Tacl per creare la belga Fishing Cactus. Con all’attivo più di cinquanta giochi distribuiti su una miriade di piattaforme (iOS, Android, Windows, Mac, Xbox, PSN), la software house ha già rilasciato alcuni titoli di calibro come Shift (su iPhone e Nintendo 3DS nel 2008), Paf Le Chien (numero 1 delle vendite App Store in Francia nel 2011) ed Epistory, un interessante adventure game per PC con stile grafico tipo origami.

Shift Quantum

A otto anni di distanza da Shift arriva Shift Quantum, disponibile su PlayStation 4, Nintendo Switch, PC e Xbox One. Il modo più semplice di descriverlo è un puzzle platfomer cyber-noir ambientato in un distopico futuro in cui il nostro avatar virtuale dovrà shiftare fra le due dimensioni opposte di ogni livello per raggiungerne l’uscita. La cornice narrativa è vagamente concentrica: nei primi momenti sembra infatti che il nostro avatar stia calibrando una sorta di interfaccia grafica che gli permetterà di entrare in questo mondo virtuale (nel virtuale) per affrontare enigmi. Essenzialmente stiamo giocando nel ruolo di un giocatore che sta giocando nel ruolo del protagonista di Shift Quantum. Inception avvenuta? No? Allora preparatevi.

Shift Quantum

L’upside-down (senza Demogorgoni)

Ora, immaginate ogni livello come una struttura quadrata sospesa in un “vuoto” urbano popolato di sagome luminose umanoidi, poster che fin troppo richiamano icone della tecnologica vita moderna (Google minus, una mela morsicata due volte, ecc…) e un feel decisamente da cyber-noir, fra neon, macchine volanti e babeliche strutture urbane. Il nostro comprimario dovrà trovare la strada per l’uscita fra amichevoli cubi (spostabili secondo le nostre necessità), meno amichevoli spuntoni mortali, turbine che ci solleveranno o sposteranno con il loro potente getto d’aria, blocchi mangia-blocchi, pulsanti a pressione ma soprattutto il potere chiave del titolo, lo Shift: alla pressione del tasto dedicato l’avatar affonderà un pugno nel suolo e ci troveremo “attraverso lo specchio”. Per comprendere meglio la meccanica dovete immaginare il livello di gioco come uno spazio riempito di spazi bianchi “vuoti” e di spazi neri “pieni”, i primi aree di libero movimento, i secondi come ostacoli inattraversabili; il potere di shifting di cui siamo dotati inverte queste due “realtà materiali”, rendendo visivamente bianco ciò che era nero, materialmente vuoto ciò che era pieno, creandoci piattaforme dove prima c’era il nulla e trasformando in percorribili ciò che prima era inamovibile ostruzione. La meccanica al cuore del gioco è essenzialmente questa e ogni decina di livelli circa vengono introdotti elementi aggiuntivi nati per metterci davanti a nuovi enigmi e nuove difficoltà.

L’hub centrale della selezione livello è strutturato ad albero, con un ramo principale da cui si separano, a sinistra e destra, rami ancellari “contenenti” i livelli. I livelli seguono un ordine preimpostato, ma dall’hub centrale possiamo eventualmente skippare un livello per passare al successivo lungo quella diramazione, tornando magari al precedente quando ci torna la voglia di affrontarlo. La quasi totalità dei livelli contiene inoltre un “glitch” che altro non è che il collezionabile e abbiamo particolarmente apprezzato che nella maggior parte dei livelli la vera sfida non è raggiungere l’uscita, ma arrivarci dopo aver raccolto il collezionabile.

Trial & error & trial & error & ragequit

E’ proprio nel level design che viene a galla quello che a nostro parere è l’unico grosso e percepibile difetto del titolo: lo sforzo di rendere ogni livello “fresco” ma anche contestualizzarlo a quelli che lo precedono e a quelli che lo seguiranno si sente, è palese, ma a soffrirne sembra essere la curva di difficoltà/apprendimento del titolo. Mentre il primo 30-40% del titolo scorre senza particolari intoppi, verso la metà (e da lì in modo saltuario) ci è successo di dover ripetere anche una ventina di volte un livello spinti dalla frustrazione di continui tentativi logici di risolverlo, buone intenzioni poi sfumate nella reiterata insipidità di un loop di trial & error che un giocatore nel 2018 non merita e che onestamente non merita nemmeno il gioco. Seconda piccola pecca di un titolo dal potenziale apparentemente ancora inespresso è la soundtrack: anche nelle tracce sonore, infatti, l’influenza di capostipiti della cinematografia cyberpunk è più che marcata, benchmark che però Shift Quantum non riesce a raggiungere ne ad emulare efficacemente, rimanendo una perlopiù piacevole musica da ascensore, pur condita da vibranti synthwave e sonorità Blade Runner-iane.

Shift Quantum

Di per sé, presi e valutati in un vuoto videoludico, sia lo stile grafico che la soundtrack sono apprezzabili elementi, è l’aggressivo rooster di altri titoli validi a sminuirne l’effettivo risultato ottenuto. Il gioco è anche provvisto di una sezione tutta dedicata ai livelli creati dai giocatori, da noi provata su PlayStation 4: l’editor di livelli è incredibilmente elementare e facile da utilizzare, per questo i livelli user sono davvero molti, con tanto di tag a renderne più fruibile la “consultazione”. E’ una funzionalità apprezzata però che lascia un po’ il tempo che trova.

Shift Quantum è senza dubbio un puzzle game platformer i cui toni cyber noir sono molto apprezzati e la cui meccanica principale è qualcosa di poco visto finora. Questo potenziale non risulta però realizzato appieno a causa di un comparto sonoro non particolarmente ispirato e una curva di difficoltà a singhiozzo, in continua oscillazione fra livelli risolvibili a colpo d’occhio e rompicapo ostili che sembrano concludersi solo dopo ripetuti e disperati tentativi. Shift Quantum assume così i connotati di un ottimo punto di partenza per quello che può diventare “qualcosa” ma che al momento non è nulla di più di un discreto prodotto che poco riesce ad elevarsi a “buono”.

Shift Quantum – Recensione ultima modifica: 2018-11-07T07:00:08+00:00 da Enrico Andreuccetti

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