Shape of the World – Recensione
Voto 72

In Shape of the World esplorariamo un mondo in continuo e procedurale mutamento. Disponibile su PlayStation 4, Xbox One, PC e Nintendo Switch

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Shape of the World – Recensione

Shape of the World: un Journey sotto LSD?

Nel 2012, uno dei titoli che più divise i videogiocatori fu quel piccolo capolavoro di Thatgamecompany, Journey, “successore spirituale” di Flow e Flower. Chi lo considerò una perla nel mare, chi invece lo scansò non considerandolo vero e proprio “videogioco”, vista la mancanza di una trama esplicita e di un gameplay profondo.

Queste opere hanno dato inizio ad un’era di titoli ibridi, fra avventura e racconto, fra esplorazione e sensazione. Il videogiocatore non è attivo, è spettatore. Spettatore di un mondo che non conosce e che non ha mai vissuto, fino al momento in cui non si è seduto in poltrona col pad in mano.

Da questo filone, nasce Shape of the World, sviluppato da Hollow Tree Games e pubblicato da Plug In Digital. Che forma ha il mondo di Hollow Tree Games?

Shape of the World

Mutamento

Cosa si fa in Shape of the World? Semplicemente, si cammina. Il fulcro del gameplay è l’esplorazione fine a se stessa e non intesa per trovare qualcosa o qualcuno. Non si hanno obiettivi, sappiamo solo che dobbiamo proseguire e andare avanti. Non abbiamo missioni, PNG, scopi, nulla di nulla. Camminiamo in un mondo in continuo (e procedurale) mutamento.

Ad ogni nostro passo crescono alberi, cespugli, potremo trovare nuove forme di vita o semi da raccogliere per gettarli in altri luoghi e creare nuova flora. Possiamo interagire con elementi a schermo, perlopiù ammassi rocciosi, che danno vita a scale eteree con cui possiamo proseguire più velocemente.

Shape of the World

Possiamo farci prendere a panciate dalla strana e grassissima fauna locale, cadere da una montagna e dover ripetere il percorso fatto finora o trovarne uno alternativo. L’importante, per proseguire, è passare attraverso i triangoli di luce che troviamo lungo il nostro percorso e che permettono al mondo di mutare drasticamente: atmosfera generale, gamma cromatica, condizioni ambientali, flora e fauna. Tutto cambia al nostro passaggio.

Possiamo attraversare fiumi, laghi e cascate, nuotare in un vasto mare e scalare le più alte montagne, fino ad arrivare nel più alto dei cieli. Il tutto accompagnato da un’ottima soundtrack, che mescola effetti sonori ambientali e musiche adatte ad ogni situazione atmosferica.

Shape of the World

Staticità

Cos’altro c’è in Shape of the World? Niente, esattamente niente. Un finale esiste, ovviamente, ma non aspettatevi rivelazioni divine o morali particolari. Passerete la gran parte delle due o tre ore massimo che servono per completare il titolo ad ammirare gli stupendi cambiamenti cromatici, la bellezza (e grassezza) dei piccoli esserini che abitano questo particolare mondo e… Nient’altro.

Tutto sta quindi in che tipo di giocatori siete. Non c’è alcun tipo di difficoltà nel proseguire, tranne che per una basilare data dall’eventuale imprecisione dei comandi, spesso poco controllabili, e non esistono enigmi da risolvere. Si cammina, si prosegue, si osserva, si è spettatori. Il problema principale del titolo di Hollow Tree Games però sta nella sua stessa essenza.

A differenza di quello che fu Journey ai tempi, Shape of the World non riesce a trasmettere la stessa carica empatica. Per quanto possa essere vero che, mescolando un comparto artistico curato ed evocativo e un sonoro rilassante e azzeccato, il titolo riesca a trasmettere inizialmente un certo senso di armonia e di pace, alla fine delle due ore di gioco ci ritroveremo con una sensazione di staticità in mano. Un nulla, una mancanza.

Manca qualcosa, un’emozione di base, quel sentimento che ci è rimasto dopo aver finito Journey nel lontano 2012. Ci teniamo a sottolineare però quanto l’esperire di titoli di questo genere sia un fattore totalmente personale. Proprio perché Shape of the World fa parte di un ecosistema di videogiochi che si poggiano sull’individuo e sulle emozioni che riescono a evocare nel singolo, ogni partita è diversa da persona a persona, da animo ad animo.

Dare una voto finale a Shape of the World è più difficile di quanto possiate pensare. Sebbene ci sia qualche piccolo problema oggettivo con i comandi, troppo “scivolosi” e poco controllabili in alcune situazioni, il titolo di Hollow Tree Games si pone in quel genere difficilmente valutabile criticamente, perché basato totalmente sull’esperienza del giocatore. La nostra è stata sicuramente positiva e piacevole, seppur siamo convinti alla base manchi qualcosa. Una carica empatica totalmente mancata da questo piccolo Journey sotto LSD.

Shape of the World – Recensione ultima modifica: 2018-06-06T13:00:22+00:00 da Marta Gravina

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