Phantom Doctrine – Recensione
Voto 68

Phantom Doctrine ambienta uno strategico tattico a turni nel teso periodo della Guerra fredda, una lotta fra spie piena di segreti e violenza. Disponibile per PC, PlayStation 4 e Xbox One

  Voto 68 good

Phantom Doctrine – Recensione

Phantom Doctrine porta un gelido clima di terrore e segreti

Phantom Doctrine appartiene ad un genere che sta raccogliendo sempre maggior consenso. Il sistema di combattimento tattico a turni è trainato dal crescente successo della serie XCOM e sono molti i cloni che cercano di seguirne la scia. Questo nuovo titolo sviluppato da CreativeForge Games prova a diversificarsi abbandonando completamente l’ambientazione fantastica in favore di una più storica rappresentazione della Guerra fredda. Una violenta lotta fra diverse agenzie di spionaggio dove spesso il tempo diventa il peggior nemico.

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So dove ti nascondi

Come tutti sanno, durante la Guerra fredda la tensione fra USA e URSS era in costante aumento. CIA e KGB lottavano nell’ombra per riuscire a tirare dalla loro parte il sottile filo della storia che avrebbe deciso il destino del mondo. In questo affascinante scenario, Phantom Doctrine ci chiede di scegliere quale parte interpretare. Dopo questa prima decisione veniamo accolti da alcuni aspetti subito familiari. La nostra agenzia ha un covo segreto che possiamo espandere e migliorare sfruttando le limitate finanze a nostra disposizione. La linfa vitale della nostra attività sono ovviamente gli agenti segreti, uomini e donne con varie caratteristiche numeriche che descrivono la loro efficacia nelle situazioni di combattimento, ricerca o sotterfugio.

Il covo prevede numerosi ampliamenti: officine dove costruire armi e oggetti utili alle missioni, caserme dove reclutare e addestrare gli agenti, infermeria, centri di ricerca dove decifrare documenti rubati e così via. Interessante la meccanica di segretezza del covo; durante il gioco infatti, le nostre azioni potrebbero rivelare la sua posizione al nemico, costringendo una costosa operazione di fuga per ricollocare la base segreta altrove nel mondo.

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Una fragile rete

Ci è piaciuto vedere come gli agenti possiedono un background unico, questi soldati sono spesso appartenenti a fazioni rivoltose in vari paesi del mondo. Ogni spia ha un suo set di doti personali, talenti che la caratterizzano come ottimo combattente o unità di supporto. Ognuno di loro possiede infine una identità segreta da mantenere tale, se venisse scoperta infatti, renderebbe l’agente un facile bersaglio e sarebbe quindi necessario spendere denaro per creare una nuova falsa identità. Dalla visuale di mappa globale possiamo inviare i nostri agenti in molte città del mondo, inseguendo segnali di pericolo e informatori dislocati ovunque sul globo terrestre.

Diventa subito evidente quanto sia quindi importante organizzare una capillare rete di spie, il viaggio in aereo verso il luogo designato richiede tempo e se il nostro agente non si trova già nei pressi del bersaglio, si rischia di arrivare tardi e subire gravi conseguenze. Dobbiamo quindi scegliere quale attività far svolgere ad ogni agente: possiamo curarli, fargli seguire una formazione per aumentare le capacità, modificare gli armamenti o ovviamente farli investigare su luoghi e attività sospette. Da queste ricerche può scaturire la necessità di una missione.

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Salto nel buio

L’invio degli agenti in missione ricorda molto XCOM e, come sempre in questi casi, conviene bilanciare il team di assalto con spie dalle differenti capacità, per essere sempre pronti ad ogni situazione. Possiamo anche decidere di non equipaggiare gli agenti con giubbotti antiproiettile e optare invece per un travestimento che consente di passare inosservati. Se nella fase di gioco su mappa e nel covo segreto il gioco è stato fin da subito appassionante, non possiamo dire lo stesso del combattimento tattico a turni, vero cuore di Phantom Doctrine. Da una parte le basi sono buone: possiamo spostarci con movimento base o scatto, spendere punti azione per abilità di combattimento o ausiliarie. Interessante il sistema legato alla “percezione”, statistica che si rigenera nel tempo e bilancia sia le capacità offensive che difensive.

I problemi però non tardano a mostrarsi: la linea di vista dei nemici è sostanzialmente impossibile da prevedere. D’accordo che tutto è più realistico, ma in un gioco quasi scacchistico come questo, è molto frustrante non riuscire a prevedere dove sia meglio posizionarsi rispetto ad un nemico di cui conosciamo collocazione e prossimi spostamenti.

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Ci sono zone dove ovviamente la nostra presenza sarebbe considerata un’intrusione, mentre altre parti dell’area sono sempre percorribili senza pericolo fino a che restiamo sotto copertura. Peccato che anche in queste zone gli agenti si muovono come ninja sfondando porte e vetri davanti alle guardie, senza la minima reazione del nemico.

Gran parte dei primi turni dobbiamo passarli a setacciare le stanze di vari edifici per trovare equipaggiamento e documenti segreti da riportare alla base, utili poi per future ricerche. Nel frattempo possiamo studiare un posizionamento ottimale per attaccare il bersaglio principale, anche grazie ad agenti schierati precedentemente come supporto tattico. In Phantom Doctrine infatti, le spie non sono per nulla preparate ad affrontare un conflitto a fuoco prolungato, dobbiamo cercare di colpire rapidi e senza sbavature. Una volta sparato il primo colpo l’allarme scatta e nuove forze accorrono verso la nostra posizione. Per questo motivo spesso dobbiamo utilizzare la cosiddetta azione di sfondamento per irrompere in una stanza con più uomini, massacrando qualunque cosa si muova.

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Questo va con quello

Una volta completato l’obiettivo principale, un furgone ci aspetta per fuggire dalla zona dello scontro, riportandoci alla mappa di gioco globale. Con le nuove informazioni raccolte possiamo aggiungere tasselli agli intricati puzzle che rappresentano i fascicoli segreti su cui stiamo indagando. Ogni nuova foto, lettera o intercettazione, può creare un collegamento prima impossibile e, in un mini gioco fatto di letture e unione di parole chiave, mandiamo avanti la trama di missioni principali (una storia appassionante) e secondarie. Questa meccanica è ben realizzata e molto divertente, ci ha ricordato in parte il geniale Orwell, ma la sua pecca è la troppa semplicità. Alla fine si riduce a collegare parole senza sapere bene il come e il perché.

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Dal punto di vista grafico e sonoro siamo ampiamente sopra la sufficienza e il gioco si presenta bene seppur non possiamo definirlo spettacolare. Assolutamente da rivedere invece la localizzazione, le traduzioni in Italiano sono spesso ridicole e probabilmente realizzate automaticamente.

Phantom Doctrine ci ha subito divertito molto, ma questa passione è durata poco. Sebbene per ambientazione e dettagli il gioco ha tutte le carte in regola per essere una valida alternativa nel suo genere, la ripetitività e alcune pecche al sistema di combattimento rendono difficile immedesimarsi nel clima da Guerra Fredda. In alcune situazioni il combattimento è oltremodo punitivo se pensiamo che spesso non possiamo prevedere l’esito di una mossa che si rivela poi completamente errata. Un bel gioco che però consigliamo solo ai veri appassionati di questo sistema e a coloro che hanno intenzione di affrontare una difficile sfida.

Phantom Doctrine – Recensione ultima modifica: 2018-09-24T08:00:35+02:00 da Matteo Gallo

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