Pato Box – Recensione
Voto 65

Pato Box è un gioco di avventura a gameplay sportivo creato da 2think design studio e prodotto da Bromio. Disponibile per PC, Playstation Vita e Nintendo Switch

  Voto 65 good

Pato Box – Recensione

Pato Box l’anello di congiunzione tra Sin City e Punch Out!!!

Nel lontano 2009, su una piattaforma prettamente utilizzata per il divertimento dei più piccoli, prende vita un gioco dai risvolti interessanti e dalla grafica particolare. Difficile fu non innamorarsi a prima vista della brutalità e dei tratti di MadWorld, con quella sua veste noir che vagamente ricorda Sin City e con dei tratti in bianco e nero spessi e senza fronzoli. Sempre nello stesso anno e per la stessa piattaforma esce Punch-Out!!! riedizione di un classico per Nes che fece del suo gameplay veloce e ritmico un must have per gli amanti del genere. Oggi a distanza di anni Pato Box sviluppato da 2think design studio e edito da Bromio sortisce il medesimo effetto, unendo la grafica di MadWorld al gameplay di Punch Out!!! per creare qualcosa di nuovo e davvero interessante, almeno sulla carta.

Una storia da anatre

Il protagonista di questo surreale quanto onirico Pato Box è un atleta antropomorfo con il corpo di un pugile e la testa di un’anatra. Al soldo della multinazionale Deathflock viene ingaggiato per dare spettacolo e divertire il pubblico con i suoi incontri, ma proprio sul più bello durante il primo match che affrontiamo, veniamo drogati e resi inermi in balia della follia distruttrice del nostro avversario.

La nostra avventura, che inizia con uno incipit senza particolari fronzoli o spiegazioni, vede il nostro campione aggirarsi nei meandri della multinazionale alla ricerca del perché della nostra disfatta, per scoprire una storia fatta di intrighi e nefandezze snodarsi sotto i nostri occhi da anatra.

Ci si ritrova quindi ad aggirarci senza meta nei meandri della Deathflock alla ricerca di spiegazioni, schivando trappole, affrontando enigmi e nemici di vario tipo e ovviamente combattendo contro boss dalle fattezze sempre più incredibili che vengono mandati a farci fuori. In realtà tanto la trama che gli intermezzi tra un incontro e l’altro sono un semplice riempitivo tra una boss fight e l’altra, vero cardine di Pato Box.

Il team messicano infatti riesce a creare nemici tanto più strambi quanto letali, con pattern di attacco vari e con un senso of humor degno del grottesco e implacabile Frank Miller.

Pato Box

Quando il gioco si fa duro le anatre cominciano a giocare

Il gameplay è totalmente ridotto all’osso. Due tasti per i pugni che in combo con lo stick direzionale permettono qualche variante, schivata e parata ma tanto basta al player per passare ore e ore a tentare di buttare giù anche solo il primo dei nemici che incontriamo. Infatti il pattern di attacco dei boss è vario e terribilmente efficace e rende impossibile battere il nemico se non dopo aver fatto una lunga esperienza sul campo. Il tempismo e i riflessi vanno affinati e resi quasi perfetti per strappare una vittoria, complice anche la scarsa reattività dei comandi che rispondono alla precisione solo a patto di possedere un tempismo sopraffino.

Inoltre i boss non giocano pulito e non ripetono il medesimo set di attacco, variando e concatenando sia la loro fase offensiva sia una capacità di parare i nostri colpi sovrumana. Neanche la lealtà è un valore all’interno delle boss-fight di Pato Box, e ogni mezzo sarà loro lecito per farci fuori senza troppi fronzoli. L’unico modo di avere la meglio è improntato sulla nostra capacità muscolare di memorizzare gli attacchi avversari in un contesto trial and error che alla lunga può risultare frustrante.

Pato Box

I comandi fanno acqua da tutte le parti

Ciò non di meno il gioco su Nintendo Switch appassiona anche grazie ai motion control impostabili dal menù che ci riportano ai fasti della Wii: in fondo menare le mani in piedi davanti al televisore è uno dei punti d’innovazione che rese celebre la console e che ancora oggi appassiona migliaia di utenti.

Con questo valore aggiunto infatti tutto prende ancora più spessore e, complice una colonna sonora ben realizzata e non particolarmente invasiva, Pato Box diventa piacevole e interessante nonostante la componente frustrante trial and error.

Pato Box

Qualche nota negativa nei comandi c’è e penalizza il titolo soprattutto in virtù di una serie d’intermezzi poco fruibili e per nulla divertenti. Risolvere basilari puzzle diventa un intermezzo noioso in attesa dell’incontro successivo e non porta a nessun vantaggio né in termini di trama né sotto altri aspetti essendo di fatto il personaggio non potenziabile in nessun modo.

Forse avremmo preferito qualche feature in più e più nemici da affrontare anche se va detto che, una volta terminato il gioco, potremo accedere nell’area arcade ai nemici già battuti per affrontarli nuovamente. Conosciuti tutti i pattern di attacco però, anche questa modalità perde di fascino rendendo quindi Pato Box archiviabile piuttosto in fretta.

Pato Box

In generale possiamo affermare che Pato Box è un titolo che piace e conquista per l’idea e per l’atmosfera che riesce a infondere, ma le sue pecche e una scarsa profondità del titolo penalizzano l’opera rendendola di fatto meno interessante di come appare. Buona la feature dei motion control che però poteva essere ottimizzata meglio.

Pato Box – Recensione ultima modifica: 2018-08-20T08:00:27+02:00 da Matteo Cadeddu

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