Omensight – Recensione
Voto 69

Prendete il controllo dell’Araldo, l’essere mitologico che appare solo quando la fine del mondo è vicina. Terribilmente vicina. Disponibile per PC, PlayStation 4 e Nintendo Switch

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Omensight – Recensione

L’ultimo giorno del mondo in Omensight

Il mondo che sta per finire, un salvatore che riesce a saltare nel tempo, quattro differenti protagonisti con i propri rispettivi punti di vista e personali storie da narrare. Fazioni, guerre, stragi, intrighi e tradimenti, un mix che sicuramente non profuma d’originalità insomma, ma che può diventare qualcosa di veramente interessante. Ecco, queste sono le premesse che ci introducono nel mondo di Omensight.

Sviluppato e pubblicato da Spearhead Games, casa indipendente di Montreal, su PlayStation 4, PC e Nintendo Switch, Omensight sembra essere un normalissimo action-RPG in terza persona, con un’estetica sicuramente accattivante e diverse idee da far maturare. Il risultato finale, però, com’è? Scopritelo con noi.

Omensight

Harbinger

La figura centrale del titolo, da noi comandata seppur muta e non caratterizzata in alcun modo, è l’Araldo, un essere mitologico che secondo le leggende appare solo ed esclusivamente quando il mondo sta per finire. E in effetti è proprio così. Il regno di Pyngaria e la sua stirpe degli uccelli ha per anni governato facendo prosperare la pace. In tempi recenti, però, l’imperatore Indrik ha deciso di espandere il proprio potere, dando quindi vita ad una precarietà che sta per sfociare in guerra effettiva.

La situazione degenera ulteriormente quando la Sacerdotessa senza Dio, l’unica figura capace ancora di quietare le acque e mantenere un rapporto il più disteso possibile fra le due posizioni, viene uccisa da non si sa chi, creando quindi una frattura definitiva e il casus belli dell’intera faccenda. Da videogiocatori prendiamo comando dell’Araldo proprio durante l’ultima notte del mondo, con il compito di traviarne le sorti e indirizzarlo verso la tanto agognata salvezza.

Se la premessa di poter vivere la stessa storia da quattro diversi punti di vista, quelli donatici dai compagni che possono essere al nostro fianco, è piuttosto interessante, seppur sicuramente non originale, col proseguire del gioco diventerà sempre più palese quanto in realtà la sceneggiatura segua un unico lungo binario. Il decidere da chi iniziare sarà quasi sempre piuttosto superfluo, perché per portare avanti la nostra investigazione sarà sempre necessario giocare tutte e quattro le diverse strade, raccogliendo il maggior numero possibile di indizi.

In generale, comunque, la narrativa è pregevole e interessante, ricca di colpi di scena e spunti interessanti, con personaggi caratterizzati sì in maniera semplice, ma univoca. Sono carismatici, particolari e funzionano molto bene, riuscendo ad arricchire un mondo di gioco già ben costruito.

Omensight

Elementare, Araldo…

Sotto il punto di vista del semplice gameplay, Omensight è effettivamente un semplice Action-RPG in terza persona. Un tasto per l’attacco leggero, uno per quello pesante, uno per salto e l’ultimo per la schivata, a cui si aggiungono i dorsali per un tris di abilità speciali in grado di approfondire, man mano che le si sblocca, i combattimenti.

È però proprio in questo momento che il titolo di Spearhead Games mostra il fianco. Associando un piuttosto fastidioso (seppur breve) input lag a frequenti cali di frame rate (perlomeno su PlayStation 4) durante i combattimenti, spesso ci troveremo a ricevere colpi assolutamente ingiusti. Aggiungiamo un sistema di lock-on piuttosto impreciso (e amante dei barili esplosivi, da quel che abbiamo potuto capire), che ci farà dare colpi a destra e a manca quando ci saranno un po’ tanti nemici a schermo. Sono tutti problemi che non invalidano completamente l’esperienza, anche se sembrano piuttosto gravi, ma che non possiamo tralasciare in sede di recensione.

Omensight

Dal punto di vista puramente estetico, Omensight è veramente molto ispirato, gradevole alla vista e in grado di alternare sapientemente diverse pallette di colore per sottolineare la tragicità del momento che viene narrato. Un’ispirazione che si può notare anche nel level design, che muta anch’esso in base al nostro accompagnatore e alla sceneggiatura, ma che, proprio per motivi di “Lore”, tenderà a ripetersi un po’ troppo spesso portando il nostro Araldo a rivivere sempre le stesse mappe. Nelle dieci ore circa che serviranno per completare il titolo, siamo passati un po’ troppe volte sullo stesso ponte, in fiamme o meno, per la stessa porta, aperta o raggirandola, salendo le stesse scale, distrutte o ancora intatte. Se non siete amanti del backtracking, insomma, lasciate perdere.

Deplorevoli i sottotitoli italiani, specialmente nelle parti finali della storia: refusi ortografici, errori grammaticali, frasi lasciate in inglese o tradotte in modo completamente errato rispetto al doppiaggio inglese. Un mix davvero terribile, che quasi fa pensare che forse, sarebbe stato meglio non fosse stato proprio adattato.

Omensight è un titolo discreto, che sarà capace di regalarvi una decina d’ore di sceneggiatura e personaggi meritevoli con un pretesto investigativo divertente ed emozionante nei suoi colpi di scena. Peccato per i piccoli problemini tecnici (spesso caratteristici di questo tipo di produzioni indipendenti) e di una ripetizione di base che farà storcere il naso a tanti. Ci auguriamo, però, che il talento e le buone idee che Spearhead Games ha riposto in Omensight siano un punto di partenza per futuri capolavori.

Omensight – Recensione ultima modifica: 2018-12-28T07:00:57+00:00 da Marta Gravina

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