Milanoir – Recensione
Voto 70

Milanoir è un titolo run’n’gun ambientato nella Milano anni ’70, sviluppato da Italo Games. Disponibile per PC, Xbox One, PlayStation 4 e Nintendo Switch

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Milanoir – Recensione

Milanoir: Milano in salsa noir

Celebre è la criminalità degli anni ’70 a Milano: Vallanzasca iniziava a farsi strada nel campo della malavita e San Vittore si accingeva a diventare la nuova “casa” di gente del calibro di Francis Turatello. Quel periodo ha dato l’ispirazione a numerosi film e libri, creando un vero e proprio stile del genere “crime”, in salsa italiana. Italo Games ha deciso di riprendere proprio questo setting per creare il suo Milanoir: un titolo run’n’gun ambientato nella Milano anni ’70 con un pizzico di spezia tarantiniana.

Milanoir

Mr. Wolf? No, Piero Sacchi!

In Milanoir vestiremo i panni di Piero Sacchi, uno degli uomini del boss Lanzetta, dedito a risolvere problemi. Piero dunque avrà diversi incarichi, diverse gatte da pelare, piuttosto rognose che lasceranno intendere come sia sanguinosa e dura la sua vita da criminale. Tuttavia Piero non è di certo il genere di persona che si lascia buttar giù da questo tipo di vita, anzi, sembra essere fatta apposta per lui: Piero è il migliore in quello che fa. Tutto però lascia intendere che qualcosa si sta per rompere. Una soffiata anonima incastra Piero, il quale viene rinchiuso nel carcere di San Vittore, dove la sua voglia di vendetta viene alimentata di giorno in giorno dalle angherie e soprusi ricevuti. Tale vendetta diventerà l’unico e solo obiettivo di Piero, una volta fuori da San Vittore.

Milanoir è una storia di rivalsa, di vendetta. Non è un canovaccio nuovo insomma ma l’essere ambientato in Italia rappresenta ovviamente un punto in più per i giocatori nostrani: vedremo la Milano di 50 anni fa con il Duomo e Porta Venezia a fare da sfondo alla rivalsa di Piero. C’è da dire però che Milanoir, a parte lo stile e l’ambientazione, non punta molto sulla trama. Questa infatti risulta essere abbastanza lineare e poco originale, non arrivando mai a catturarci veramente, a farci spalancare la bocca per lo stupore, senza avere colpi di scena eclatanti da farci tenere gli occhi incollati sullo schermo. A farlo invece sarà il gameplay che risveglierà il senso di sfida dentro ognuno di noi.

Milanoir

Piombo, sangue e sigarette

La capitale meneghina sarà in 2.5D, un tridimensionalismo “piatto” in sostanza, dove ci dovremo muovere con particolare pazienza e cura nelle coperture. Potremo optare per i due classici tipi di approccio: stealth o assalto. Muoversi in stealth sarà però molto complesso: dovremo sfruttare casse, muretti e tutti gli ostacoli che potremo usare a mò di nascondiglio, cercando di prevedere il raggio del cono visivo dei nemici per poi tramortirli, soffocandoli. Capiterà spesso infatti di calcolare male i movimenti, facendo saltare in aria tutta la manovra furtiva per poi ritrovarsi in uno scontro a fuoco senza precedenti, venendo assaltati da ogni lato. Le sparatorie sono senza dubbio il fulcro del titolo: nel caos di proiettili e molotov dovremo muoverci con cura e in modo calcolato, continuando a sfruttare le coperture quando le raffiche di pallottole nemiche ci bersaglieranno. Risponderemo agli attacchi nemici con la nostra fedele magnum che ci accompagnerà in solitaria per circa un terzo del gioco. In seguito infatti arricchiremo il nostro arsenale con altre armi, oltre alle sempre presenti molotov.

Milanoir

Gestiremo tutto tramite il mirino, sempre presente nell’interfaccia di gioco, che muoveremo con l’ausilio del mouse: serviranno però velocità e prontezza di riflessi. Se saremo troppo lenti a ripararci o a rispondere al fuoco, i bordi dello schermo cominceranno a bruciarsi, come una vecchia pellicola dell’epoca, per poi finire sforacchiati. A peggiorare la situazione ci penserà però una curva di difficoltà piuttosto altalenante: passeremo da nemici che liquideremo con un sol colpo ad avversari che potranno fare lo stesso con noi. Nei panni di Piero quindi dovremo muoverci sempre e comunque, non restando mai facile preda dei proiettili o delle molotov nemiche che, purtroppo, non capiremo quasi mai che range di efficacia avranno. Carine, ma a volte estenuanti, le boss fight: gli elementi ambientali come i candelabri o i segnali stradali rappresenteranno spesso l’unica via possibile per eliminare tali avversari, molto ostici. Sarà presente inoltre anche una modalità Arena, in cui sarà possibile fronteggiare in nemici in compagnia di un amico: sicuramente da provare se si è appassionati del genere. Altro aspetto che potrà far storcere il naso a non pochi è l’assenza di un sistema di salvataggio. Lo stile che si è voluto dare, almeno in parte, è probabilmente quello dei cabinati o delle vecchie console, anche se, a dirla tutta, è comunque presente un sistema di checkpoint abbastanza efficace.

Noir ma colorato

L’intero titolo, seppur in stile noir, è molto vivo e colorato. Milano ed i suoi personaggi sono tutti realizzati con delle pixel art, in stile retrò, che sono sicuramente da apprezzare. La qualità però scende quando, durante i dialoghi o le presentazioni dei personaggi, i modelli sono abbastanza sgranati e non tanto belli da vedere, come invece risultano determinate cutscenes. Una certa cura è stata profusa anche nei dialoghi che, anche se non memorabili, lasciano trasparire perfettamente lo stile poliziottesco/criminale dell’opera, insieme alla colonna sonora che ci accompagnerà per tutta la durata dell’avventura di Piero.

MIlanoir è un titolo che ha degli spunti interessanti. Riesce a catapultarci con efficacia nella sua atmosfera noir dell’Italia anni 70, condendo il tutto con il suo stile da videogame retrò. Il senso di sfida che accende è un altro punto a suo vantaggio, sebbene la curva di difficoltà sia abbastanza altalenante e i nemici sembrano non avere un range di fuoco ben definito. Forse più adatto ad un pubblico che non si scoraggia facilmente davanti alle boss fight e ai nemici tosti da mandar giù, ma che ha sicuramente qualcosa da dimostrare.

Milanoir – Recensione ultima modifica: 2018-06-04T09:00:25+00:00 da Salvatore Cifalinò

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