Into the Breach – Recensione
Voto 93

Into the Breach è un magnifico esempio di game design capace di innovare il gameplay dei giochi tattici a turni, elevandosi a nuovo riferimento nel genere. Disponibile per Pc

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Into the Breach – Recensione

Into the Breach ha innovato il genere tattico a turni

Ci sono giochi capaci di creare un solco attraverso quella dura scorza che è composta, accumulata strato dopo strato, da elementi un tempo geniali ma oggi banali e ripetitivi. Quando oramai ogni nuovo ennesimo capitolo di una saga non riesce ad innovare se stesso, ecco che ci pensa un outsider a guardare il genere da un nuovo punto di vista. Il vecchio concept viene studiato e smontato nei suoi blocchi più semplici per plasmare infine qualcosa di diverso e ancora una volta geniale, iniziando così un nuovo ciclo. Into the Breach svolge questo compito per il genere tattico a turni, riuscendo in pieno a ricatturare l’attenzione su una tipologia di gameplay che sembrava scolpito nella roccia e immutabile da troppo tempo.

Into the Breach

Missione di salvataggio attraverso il tempo e lo spazio

Subset Games, gli sviluppatori del famosissimo FTL: Faster Than Light, hanno capitalizzato la loro esperienza negli aspetti rogue-like per creare Into the Breach, uno strategico a turni nel quale siamo al comando di un trio di potenti Mech a difesa della Terra contro la pericolosa razza aliena Vek. A pilotare questi robot ci pensano degli intrepidi viaggiatori nel tempo, personaggi con particolari skill da sfruttare al meglio nella giusta combinazione uomo-macchina. La scelta di partenza dei Mech ci obbliga ad iniziare con i Rift Walker, la prima squadra disponibile, che consiste in un robot umanoide capace di forti pugni, un carro armato per colpire a distanza e un pezzo di artiglieria mobile. Ogni partita rigenera proceduralmente le condizioni dello scontro che si svolge sempre su isole differenti fra loro per i biomi: un’isola forestale, una desertica, una ghiacciata, una base industriale e un’isola vulcanica che rappresenta la missione finale.

Per mettere in sicurezza un’isola, dobbiamo conquistare cinque zone differenti e per ognuna di esse dobbiamo vincere battaglie combattute sempre su una scacchiera a 64 caselle. In ogni contro è necessario sopravvivere un certo numero di turni, sopportando ondate di pericolosi alieni che attaccano sia noi, sia la popolazione civile. Sull’interfaccia di gioco è sempre visibile la Power Grid, metro che indica la quantità di energia capace di sostenere il nostro viaggio nel tempo in questa linea temporale. L’energia diminuisce ogni volta che gli edifici civili vengono spazzati via dai Vek; quando finisce l’energia è Game Over e si ricomincia da capo in una nuova linea temporale mantenendo, in perfetto stile rogue-like, i personaggi e gli oggetti bonus raccolti fino ad ora.

Into the Breach

Una sfida intelligente e bilanciata

Questi semplici elementi sfoderano la propria genialità durante i combattimenti, vere e proprie sfide mentali che mettono a dura prova le vostre abilità di comando. Ogni Mech ha punti movimento oltre a diversi tipi di attacco stabiliti dall’equipaggiamento, da utilizzare per danneggiare i nemici o anche solo per spostarli e far cambiare loro il bersaglio. La novità di Into the Breach riguarda proprio il fatto che ogni Vek attacca in modo diverso (in linea retta, ad area, dall’alto, etc…) accanendosi anche sugli edifici della mappa. Spesso i nostri sforzi devono essere concentrati a deviare questi attacchi verso nuovi bersagli piuttosto che infliggere danni al nemico. Ad ogni turno, nuovi mostri emergono dal sottosuolo rendendo sempre più difficile arginare i continui assalti e ad esempio ci troveremo a pensare come colpire con l’artiglieria una montagna, solo perché a fianco di essa un pericoloso scarafaggio gigante sta per distruggere una centrale elettrica. Il movimento generato dal nostro missile, mette in salvo gli abitanti e contemporaneamente permette al nostro secondo Mech di raggiungere il bersaglio con un nuovo colpo.

Into the Breach

Le combinazioni a disposizione sono infinite e tutte le mosse del nemico sono dichiarate e visibili già all’inizio del turno. Il bello è proprio vedere come questa staticità iniziale espone ogni turno decine e decine di combinazioni diverse, facendo pesare ogni singola decisione. La manciata di turni che compone ogni battaglia diventa una sfida ben ragionata ed intelligente capace di elargire enormi soddisfazioni. Più di una volta vi sentirete dei grandi strateghi per avere azzeccato la giusta combinazione di movimenti o spinte ed attacchi, ma altrettante volte sarà il gioco a prendersi la rivincita infliggendovi dolorosissime perdite e catastrofiche sconfitte inaspettate.

Into the Breach

Conoscere il campo di battaglia è il primo passo verso la vittoria

Into the Breach è realizzato con una grafica pixel art di tutto rispetto, ottima soprattutto nelle animazioni, ed è presente un comparto sonoro minimale ma efficace. L’esperienza con FTL: Faster Than Light porta i suoi frutti in primo luogo nella randomizzazione degli obiettivi secondari di ogni scontro. In ogni battaglia dobbiamo svolgere compiti diversi: una volta siamo a difesa di un ospedale, in un altro scontro abbiamo supporto aereo amico, sulle coste dell’isola sono previste inondazioni o ancora tempeste di sabbia, fulmini, un treno da scortare o dighe da infrangere per annegare le schifose blatte! Insomma il campo di gioco è molto vario e la composizione del terreno sempre diversa offre grande longevità al titolo. Il secondo elemento di grande profondità è dato dall’enorme numero di piloti, oggetti e tipi di Mech che possiamo man mano sbloccare grazie a ritrovamenti in zone di guerra di tecnologie future rinchiuse in appositi pod e grazie ad un pratico mercato delle risorse, accessibile ogni volta che un’isola viene messa in sicurezza.

Into the Breach

Gli oggetti variano tantissimo fra armi a distanza, nuovi modi di spingere e scombinare i movimenti pianificati, oggetti consumabili o dalle abilità passive. Oltre al primo trio di Mech, spendendo appositi punti, possiamo accedere a diverse classi di robot che ancora una volta sono totalmente diversi fra loro e creano un intricato sistema di possibili combinazioni, Mech-Pilota-Equipaggiamento che siamo certi può impegnare gli appassionati centinaia di ore. Prima dello scontro finale, su ogni isola dobbiamo affrontare degli scenari Boss che sono vere spine nel fianco capaci di impegnare duramente anche i giocatori più astuti. La storia non è semplice da portare a termine e, una volta conclusa, ci viene assegnato un punteggio basato sul numero di isole liberate e dal numero di cittadini tratti in salvo. Questo score è l’incentivo a migliorarsi e ritentare la sfida in una nuova linea temporale.

Into the Breach va provato e lo consigliamo anche ai non amanti del genere perché siamo davanti a qualcosa di completamente nuovo e diverso da prima. Subset Games ha bissato il successo mostrandosi capace di realizzare giochi innovativi e di qualità, che sono fatti per durare nel tempo e che non abbandoneranno presto la vostra libreria, spesso affollata da titoli dal poco spessore. L’enorme variabilità di gioco, il grande divertimento nel giocare e l’immediatezza col quale affrontare la sfida, fanno di Into the Breach un capolavoro del game design (concetto ribadito anche grazie alla preziosa candidatura come finalista per Independent Games Festival 2018).

Into the Breach – Recensione ultima modifica: 2018-03-01T08:00:30+00:00 da Matteo Gallo

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