Inside – Recensione
Voto 91

Inside è un titolo contraddistinto da una forte componente narrativa realizzato con altissima qualità. Non mancano anche sessioni puzzle e platform per proseguire con la trama. Disponibile per PC, PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch

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Inside – Recensione

Inside e la critica sociale, quando anche il silenzio ha tanto da dire

La narrazione silenziosa è un format che ormai sta trovando diversi esponenti di rilievo nell’industria. Ma c’è una linea sottile che separa titoli con buona narrativa ambientale e titoli che, invece, arrivano ad un eccellenza. I danesi di Playdead avevano già dato un esempio della loro maestria nel settore, con l’ottimo Limbo, ma con Inside si sono superati. Lo stile che contraddistingue le due opere della software house raggiunge dei picchi magnifici, portando una narrativa intelligente e che tocca tematiche attuali con una classe che pochi titoli possono vantare. La narrativa però, non basta a portare un gioco a diventare un cult. Dietro alla storia di Inside e alla sua cripticità c’è un titolo più che meritevole, con ogni settore perfettamente amalgamato.

Inside è uno degli indie più rilevanti e elogiati degli ultimi anni, e la sua release per Switch ci ha portati a poterne finalmente parlare.

Dentro la mente, dentro un mondo, Inside nasconde indizi già nel titolo

Precedentemente abbiamo accennato a come ci sia una linea sottile tra un buon e un ottimo lavoro. Ciò che definisce da che parte stia un gioco è la cura per i dettagli. Questo vale per tutti i generi, ma incide particolarmente sui titoli con forte focus sulla narrativa. Inside non solo ha cura per i dettagli, ma ha anche stile e genio nel confezionare l’intero pacchetto. Il gioco si pone come un’avventura silenziosa e volutamente criptica, ma Playdead è riuscita nell’arduo compito del tenere questa vaghezza su un leggero equilibrio che permette al giocatore di godersi il titolo anche senza dover cercare spiegazioni su internet.

Questo perché Inside fornisce dei dettagli su più livelli di attenzione. L’alone di cripticità e mistero intorno al gioco è realizzato con maestria, tanto che risulta arduo discutere di cosa tratti il titolo. Prendiamo il controllo di un ragazzo, che si sveglia in un ambiente rurale e si ritrova a dover scappare da alcune persone che gli dan la caccia. Siamo quindi davanti alla storia di una fuga verso la libertà, che sarà raccontata attraverso i dettagli, non le parole.

Per comprendere alcuni di questi dettagli servirà rivivere l’avventura, cercare i segreti e interpretare alcune scene controverse, ma il gioco offre anche una buona quantità di informazioni semplici da capire. Tante scene e metafore si rivelano chiare, anche se ovviamente necessitano di un approccio attento ed interessato al titolo. Inoltre il gioco riesce magistralmente a catturare l’attenzione del giocatore, se solo questo gli da la possibilità di entrare nella propria mente.

inside

Il gioco dentro la narrativa, Inside non è solo una storia

Come evidenziato precedentemente, non stiamo parlando di un videogioco dove spicca solo la parte narrativa. Inside sotto ogni punto di vista funziona molto bene, con veramente poche pecche che possono essere limitate a qualche leggerezza o lamentela minima. Sotto il punto di vista del gameplay, il titolo si presenta come un puzzle game 2D, in cui il protagonista deve risolvere enigmi ambientali per proseguire verso una misteriosa meta. Questi rompicapi funzionano molto bene perché profondi tanto quanto la storia stessa.

Gli enigmi obbligatori per proseguire sono abbastanza semplici, sebbene molto gratificanti e mai frustranti. In compenso ci sono dei segreti nascosti per il gioco, e per accedervi bisogna pensare bene alle proprie azioni, una sfida interessante quindi per gli amanti degli enigmi. Ovviamente rimangono rompicapo puramente ambientali, lontani dalla folle complicatezza di titoli come The Witness, ma l’insieme funziona e non lascia la sensazione di aver semplicemente camminato da un inizio ad una fine.

Inside

Una realizzazione che ha stile da vendere

Ultimo essenziale tassello che compone l’opera è il lato artistico. Anche in questo settore Playdead aveva già mostrato delle ottime capacità nel suo precedente titolo, ma in Inside la compagnia danese si è superata. Graficamente il titolo è estremamente gradevole, grazie ad un’estetica fantastica che fa ottimo uso di una palette cromatica limitata, ma sfruttata al meglio. Lo stile è in scala di grigi, ma in alcune occasioni dei colori esterni a questa direzione artistica vengono utilizzati per creare un contrasto. Questo si può vedere sin da subito nella maglia del protagonista, di colore rosso che lo distingue subito dagli altri individui, facendoci sentire in controllo di qualcuno di speciale. Il sound design si concentra sul creare atmosfera, simulando con alto realismo i suoni dell’ambiente con cui interagiremo. Altro tassello che si abbina perfettamente a quello che è un quadro quasi immacolato.

Inside

Inside è un titolo speciale, che porta a dei livelli estremamente elevati il concetto di narrativa silenziosa. La sua cripticità può non piacere, ma se giocato con attenzione il titolo dimostra un livello di cura impressionante. I colpi di scena e le immagini forti rendono il viaggio del nostro misterioso protagonista memorabile, trasmettendo anche diversi messaggi, alcuni chiari, altri meno. Il gameplay non si limita ad essere solo un contorno, ma offre sezioni molto ispirate senza lasciare insoddisfatto il giocatore quando il titolo si conclude.

Inside – Recensione ultima modifica: 2018-07-13T08:00:10+00:00 da Alessandro Tosoni

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