GRIS – Recensione
Voto 95

Un mondo grigio a cui ridare colore, un viaggio da percorrere, un dolore da accettare. Preparatevi ed entrate in GRIS. Disponibile su Nintendo Switch e PC

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GRIS – Recensione

GRIS e il suo magnifico e ispirato viaggio nel dolore più profondo

Chi fa parte del settore lo sa: quando ci si accinge a scrivere di un videogioco, che sia una recensione, un’anteprima, un editoriale o qualsiasi altro tipo di articolo si possa avere in mente, la prima cosa da fare è raccogliere le idee. Marcare pro e contro, valutare l’aspetto ludico, quello tecnico e quello emotivo. E poi scrivere, fiumi di parole che scorrono man mano sulla tastiera o sulla carta per i più classici. La raccolta delle idee è fondamentale, ragionare è fondamentale, trovare le parole giuste è fondamentale. GRIS non ci ha permesso di fare nulla di tutto ciò.

Sviluppato da Nomada Studio ed edito da Devolver Digital su PC e Nintendo Switch. GRIS si pone nel filone dei titoli esplosi nel 2012 grazie a Journey, esperienze interattive nate non tanto per divertire e sfidare il giocatore, quanto per emozionare. E, ve lo diciamo sin da subito, GRIS ci è riuscito dal primo all’ultimo fotogramma.

GRIS

Come la neve non fa rumore…

La nostra protagonista, particolarmente bella, ma di cui non sappiamo assolutamente nulla, perde improvvisamente la voce e il suo mondo crolla in mille pezzi, perdendo anche ogni forma di colore e di fascino, e si ritrova quindi, per l’appunto, in un mondo grigio. Ha perso ogni cosa, ogni barlume di luce, di speranza. Ci ritroviamo presi di peso e buttati letteralmente a faccia avanti nella più profonda disperazione, nel dolore della perdita e nel successivo tentativo di accettarla e porle rimedio, in qualche modo.

Un viaggio onirico, un’esperienza surreale che ci porta a dover raccogliere piccole stelle sparse nei vari capitoli di gioco per poter costruire un percorso nel cielo. Stelle che saranno ricompensa per la risoluzione di vari puzzle, molto semplici e assolutamente non impegnativi dall’inizio alla fine. GRIS è effettivamente un platform game mancante di capacità di sfida del videogiocatore, troppo basilare nonostante lo sbloccare di varie abilità della protagonista man mano che si procede nella storia. Non abbiamo trovato un singolo punto ostico, non c’è mai stato un momento in cui ci siamo chiesti “cosa devo fare ora?”.

GRIS

Questo perché GRIS non è nato per essere un platform game. Non tenta di essere qualcosa in più di ciò che già è: un concentrato di emozioni, sensazioni, brividi e riflessioni. Non vogliamo prendere quella stella per proseguire al prossimo puzzle, vogliamo prendere quella stella per proseguire nel viaggio della disperazione della nostra protagonista e, al contempo, provare le sue stesse sensazioni.

GRIS è un percorso alla ricerca di se stessi, un costante acquerello attraverso cieli, oceani, deserti, statue che si disintegrano, costellazioni. Se avessimo dovuto ripetere più e più volte lo stesso puzzle, ragionare, intestardirci su uno specifico punto, il flusso narrativo ed emotivo ne avrebbe risentito. La semplicità di GRIS è quindi, alla fine dei conti, uno dei suoi tanti pregi.

GRIS

Taciturnal

Criptico, convoluto e mai banale, il titolo di Nomada Studio narra il dolore, la paura e la sofferenza come mai abbiamo avuto il piacere di vedere in un videogioco. Il lato artistico di pregevole fattura enfatizza ancor più questo percorso fatto di accettazione e successiva presa di coscienza. Ogni colore che recupereremo donerà una nuova abilità alla nostra protagonista cosa che, se da un lato può essere analizzata dal semplice punto di vista del gameplay, con un maggior numero di strade e di opzioni percorribili, dall’altra sottolinea una crescita personale e spirituale che noi videogiocatori compiamo insieme alla ragazza.

Capelli azzurri, occhi splendidi e una voce altrettanto meravigliosa, la fanciulla non smetterà per un singolo momento di stupirci nella breve, ma intensissima durata di quattro ore circa che servirà per portare a termine il titolo. Sia che corriamo per un deserto apparentemente infinito, sia che saliamo su scale invisibili, sia che ci lasciamo cadere in profondissimi oceani, il nostro attaccamento emotivo a tutto ciò che succede a schermo è stato costante e indissolubile.

GRIS

Il titolo è anche pieno di strade secondarie che portano allo sbloccare collezionabili che dovrebbero dare ulteriori informazioni sul mondo di gioco, che, se non esplorato correttamente magari anche con più di un’iterazione, potrebbe risultare davvero troppo criptico. Pieno di simbologia e esoterismo, GRIS è ancor più profondo di quel che ci mostra nella sua splendida, colorata e assuefacente superficie.

Non resta poi molto altro da dire, visto quanto questo tipo di esperienze sia effettivamente un misto di emozioni e prospettive puramente personali. Chi ha vissuto esperienze di perdita o dolore profondo saprà ritrovarsi immediatamente nel core di ciò che GRIS vuole raccontare nel modo più semplice, conciso e istintivo.

GRIS

Capita raramente di ritrovarci senza sapere cosa scrivere in una recensione, ma soprattutto come scriverla. GRIS ci ha mandati in profonda crisi esistenziale, con la sua spettacolare dolcezza e un concentrato di emozioni indescrivibili a chi non ha provato il titolo. Artisticamente stupendo e forse un po’ troppo semplice ma se così non fosse stato, il lungo viaggio emotivo che siamo portati a vivere non sarebbe stato così d’impatto. Cosa state aspettando: compratelo.

GRIS – Recensione ultima modifica: 2018-12-31T07:00:02+00:00 da Marta Gravina

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