Graveyard Keeper – Recensione
Voto 89

Graveyard Keeper è un folle simulatore medioevale sulla gestione di un cimitero, che ci impegna in attività sempre più macabre. Disponibile per PC e Xbox One

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Graveyard Keeper – Recensione

Impariamo il lavoro più richiesto del mondo con Graveyard Keeper

Una giornata come tante di ritorno verso casa. Attraversiamo la strada, forse distrattamente, e in un attimo l’auto che ci spedirà al creatore ci strizza l’occhio con la luce dei suoi fanali. Siamo morti o siamo vivi e soprattutto chi o cosa siamo adesso? La macabra figura che abbiamo davanti non vuole darci molte spiegazioni e senza un vero perché ci comunica che adesso siamo in un altro mondo, a quanto pare anche un altro tempo, e siamo i nuovi gestori del cimitero locale. Sviluppato da Lazy Bears Games (già autori di Punch Club), Graveyard Keeper lascia il suo periodo di accesso anticipato e debutta ufficialmente su scaffale digitale.

graveyard keeper

Ovviamente Si

Togliamoci subito la prima domanda che tutti si fanno anche solo guardando il trailer: ma è una copia di Stardew Valley? Allora sono talmente tante le cose in comune col capolavoro di ConcernedApe che risulta evidente la grande ispirazione presa dal bucolico e tranquillo simulatore di vita in campagna (che a sua volta riprese Harvest Moon). In Graveyard Keeper possiamo raccogliere risorse abbattendo alberi, picconando pietre, pescando nei ruscelli, scavando in miniera, combattendo slime e altre creature. Le risorse poi le usiamo per craftare di tutto ed espandere la nostra abitazione, migliorare i terreni o cucinare “deliziose” ricette. Possiamo perfino coltivare i campi e migliorare i nostri utensili da lavoro, per renderli ogni volta più performanti e durevoli.

Oltre all’area circoscritta al nostro cimitero, troviamo un ridente villaggio pieno di nuovi personaggi con cui stringere amicizie e commerciare, oppure svolgere piccole e grandi quest per ognuno di loro. Ci sono il giorno e la notte, ogni azione consuma parte della nostra energia e arriva infine il momento del meritato riposto per ripristinarla. A quanto pare abbiamo fin da subito di che faticare, perché tutta la nostra proprietà e piuttosto malandata e richiede urgenti riparazioni e migliorie.

Insomma se ci soffermiamo su questi aspetti pare proprio di descrivere Graveyard Keeper come una sorta di clone, ma se andiamo oltre l’apparenza e iniziamo a scavare più a fondo, o a scavare qualche tomba, ecco che la verità viene alla luce.

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Ovviamente No

Partiamo col dire che ovviamente la nostra attività principale è ben più particolare, perché in qualità di becchini dobbiamo fornire spazio per il meritato riposto dei nostri defunti clienti. Quasi ogni giorno un mulo parlante sindacalista ci porta un corpo da seppellire e, rimboccandoci le maniche, iniziamo col trasportare la salma all’obitorio. In questo macabro luogo scopriamo la parte più truce di Graveyard Keeper. Con freddezza e forza di volontà possiamo sezionare il cadavere estraendone le carni, il sangue, gli organi e le ossa… avete capito bene. Forse i più cattivi fra voi hanno già capito di cosa sono composte le deliziose ricette di cui abbiamo parlato poco fa.

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Il vero motivo per cui effettuare queste operazioni post mortem è relazionato alla qualità del defunto. Un indicatore di teschi bianchi (positivi) o rossi (negativi) determina il punteggio qualitativo di ogni corpo che, una volta seppellito al cimitero, contribuisce alla votazione globale della nostra proprietà. Ad esempio estraendo il sangue possiamo aumentare i teschi bianchi, con il grasso sostituiamo un rosso con un bianco e così via.

Ogni organo estratto può migliorare o peggiorare la qualità finale, ma in alcuni casi vorremo ottenere parti del corpo preziose per altri importanti artifizi e quindi al diavolo la qualità. Una volta completata la preparazione del morto, possiamo procedere con la sepoltura. Al cimitero scegliamo dove interrare e come decorare la tomba grazie a fiori, croci di legno, lastre di pietra o addirittura sculture funerarie. Ogni miglioria incrementa il prestigio del campo santo per farci belli agli occhi del vescovo. E se un corpo proprio non vogliamo seppellirlo perché troppo scadente? Gettiamolo nel fiume o diamogli fuoco con una allegra e scoppiettante pira funeraria insieme agli inquisitori!

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Si scava senza mai toccare il fondo

Graveyard Keeper non si ferma a questo; è stupefacente il numero di attività che possiamo svolgere e quanto lavoro è stato svolto dagli sviluppatori per aumentare la longevità di questo titolo. Dopo le prime battute si sblocca la chiesa del cimitero e noi ne diventiamo il priore. Una volta a settimana possiamo mettere in pratica le nostre doti di oratore con un sermone e guadagnare denaro con le donazioni dei fedeli. Nei sotterranei della chiesa c’è un enorme dedalo di cunicoli che collegano una biblioteca (dove studiare oggetti e abilità aprendo nuovi rami di ricerca verso nozioni alchemiche) fino all’obitorio e alla cantina della nostra abitazione.

Non possiamo svolgere immediatamente ogni attività, perché ad esempio azioni come vendere la carne o riesumare i corpi, richiedono l’autorizzazione del re o l’uso particolari timbri reali che finalmente ci autorizzano a portare a termine questi compiti.

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Continuando il paragone con Stardew Valley, in Graveyard Keeper si perde quella sensazione di spensieratezza e di rifugio dallo stress quotidiano per proiettarsi in una seconda vita tranquilla e bucolica, ma si guadagna moltissimo divertimento grazie al truce humor sprigionato da personaggi assurdi e fuori dalle righe, dalle attività macabre o addirittura splatter, oltre al progredire in un imponente albero tecnologico dove spendere i punti esperienza accumulati svolgendo le varie azioni. Le tecnologie spaziano dalle classiche operazioni di crafting fino a talenti passivi unici.

Non ci sono stagioni e non c’è l’obbligo di riposo notturno e questa scelta di game design rende forse l’esperienza di gioco meno immersiva, se paragonata a una vita normale, ma sicuramente più flessibile e meno scadenziata. Passa quasi in secondo piano l’ottima realizzazione artistica di grafica e sonoro (fantastiche le musiche!) che sanno accompagnare quest’avventura con grande cura ai dettagli.

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Ci vorrebbe un piccolo libricino per descrivere tutte le possibilità che avete a disposizione in questo fantastico indie che ha saputo catturarci fin da subito. L’inizio non è dei più semplici e ci si può addirittura sentire spaesati dalla mole di scelte che abbiamo davanti, ma prendendo le cose con calma e una alla volta, piano piano il nostro cimitero splenderà di nuova luce. I ragazzi di Lazy Bears Games sono riusciti in una difficile impresa: far nascere qualcosa che allo stesso tempo sia uguale e diverso, ma sicuramente unico e da non perdere.

Graveyard Keeper – Recensione ultima modifica: 2018-08-17T07:00:27+00:00 da Matteo Gallo

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