Finding Paradise – Recensione
Voto 85

Finding Paradise è il nuovo lavoro di Freebird Games che deve portare il peso di successore del grande successo To the Moon. Il titolo riesce egregiamente nel suo obiettivo regalandoci una nuova emozionante viaggio nei ricordi di una vita. Disponibile per PC e Mac

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Finding Paradise – Recensione

Finding Paradise è il degno successore di To the Moon

E’ davvero difficile descrivere la sostanza di cui è fatto Finding Paradise. Come To the Moon, il suo predecessore, è un qualcosa che facciamo fatica a catalogare perché la sua superficie è cangiante. All’inizio possiamo parlare di un videogioco, con tanti momenti divertenti e una trama che non fatica a rendersi attraente, presto però prende forma di libro o di racconto e non sono lontane le stesse sensazioni che può trasmettervi una buona lettura. Adesso che si è concluso ha invece preso la forma di un ricordo; si perché Finding Paradise è stato capace di entrare in quella nicchia di avventure fantastiche che hanno un posto riservato nella memoria e che non andranno più via.

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“Dimmi soltanto una cosa, hai ancora dei rimpianti?”

Questa recensione non può ovviamente rivelare molto della trama che è l’asse portante di tutta l’esperienza di gioco. In Finding Paradise vivremo una nuova storia legata al lavoro dei dr. Neil Watts e dr. Eva Rosalene e, per chi non avesse giocato il primo capitolo, riassumiamo brevemente l’ambientazione in cui opera la loro Sigmund Corp. Grazie all’uso di una macchina, i due dottori entrano in contatto con i ricordi di un loro paziente che, alla fine della sua vita, vuole realizzare “virtualmente” i propri desideri cancellando così i propri rimpianti. Il protagonista di questo racconto è Colin, un pilota di aerei che sta per morire e che sembra aver vissuto una vita felice e realizzata con a fianco sua moglie Sofia e suo figlio Asher. Allora perché firmare un contratto per farsi scandagliare la memoria in cerca di un finale migliore? La richiesta di Colin si rivela essere un paradosso.

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Il funzionamento della macchina è alquanto particolare: i dottori si ritrovano immersi nei ricordi di Colin e sono come fantasmi spettatori di scene che hanno un che di teatrale. Durante queste osservazioni possiamo muovere i due personaggi in cerca dei Memento, ovvero importanti oggetti che fanno da tramite fra le memorie più significative nella vita del paziente. Questi oggetti hanno uno scudo protettivo che possiamo infrangere una volta scoperti tutti i dettagli di un determinato ricordo. Il processo viene simulato con piccoli puzzle mai troppo difficili e che per fortuna sono solo un intermezzo che non impedisce lo scorrere della trama. In un viaggio a spirale fra età adulta ed infanzia rivivremo episodi della vita di Colin, affezionandoci a lui come anziano, come padre e come bambino. L’intreccio narrativo di Finding Paradise è in perfetto bilanciamento tra scene divertenti con riferimenti alla cultura pop e risvolti profondi che ci fanno riflettere su noi stessi e su come abbiamo speso il nostro tempo.

Un diario dalle pagine bianche

A rendere tutto più umano e vicino al giocatore ci pensa la potenza dei dialoghi, mai impostati e scritti intelligentemente, senza fronzoli. Tutto è reso possibile dalla riuscitissima caratterizzazione di Neil ed Eva, protagonisti che ritroviamo con piacere come vecchi amici (per chi non avesse giocato a To the Moon, i due personaggi saranno una piacevole nuova conoscenza). Il mondo in cui si avventurano è un qualcosa a cui ormai sono abituati ed è divertente vederli battibeccare come normali colleghi impiegati in un’operazione di routine. Come primi esploratori di un mondo sconosciuto, devono mantenersi professionali e concentrati sul loro cliente e cercare di non farsi coinvolgere emotivamente nonostante la trama sia un crescendo di colpi di scena caratterizzato da un degno finale che appaga pienamente le nostre aspettative.

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Finding Paradise è un’avventura distaccata da To the Moon, non è necessario aver giocato al primo episodio per godere di quest’opera videoludica. La sua realizzazione si basa su uno stile pixel art a 16 bit che si eleva ai massimi livelli del genere e l’atmosfera respirata durante la storia è rafforzata da un’ottima colonna sonora. E’ strano pensare che in un gioco dove si affonda nei ricordi, si è presto consapevoli che esso stesso si trasforma in qualcosa da portarsi dentro. Un po’ della vita di Colin diverrà parte della vostra e difficilmente saprete distaccarvi da questo personaggio che inevitabilmente diviene un’arca dell’immedesimazione. Non ci viene da consigliare questo titolo a chiunque, se siete dei lettori e sapete rinunciare alle sicurezze di un solido gameplay per sperimentare qualcosa di nuovo che potrebbe affascinarvi, sapete quale scelta prendere.

Finding Paradise – Recensione ultima modifica: 2017-12-17T19:16:22+00:00 da Matteo Gallo

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