Finding Light – Recensione
Voto 74

In Finding Light veniamo presi di pesi e gettati nei primi anni ’90, in un JRPG in scala di grigi così classico che più classico non si può. Disponibile per PC

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Finding Light – Recensione

Finding Light e la “nostalgia, nostalgia canaglia”

Chi di voi ha vissuto l’era del Gameboy sicuramente ricorderà la moltitudine di jrpg che ha allietato le nostre infanzie o, per i più anziani, adolescenze. Dai famigerati Pokemon Giallo o Final Fantasy Legend III a Gargoyle’s Quest (chi se lo ricorda?), i cari vecchi giochi di ruolo giapponesi di stampo classico hanno fatto breccia nei nostri piccoli cuoricini sognanti avventure, battaglie (casuali) contro mostri sempre più forti, boss, mercanti, armi e armature e più chi ne ha più ne metta. Finding light è un titolo per PC sviluppato e prodotto da una singola mente, Joshua Keith, che promette di far rivivere le stesse emozioni e sensazioni che venti anni fa abbiamo provato perdendo diottrie con quel Game Boy Classic ancora sprovvisto di retroilluminazione. Pura e semplice magia.

Operazione “nostalgia”

Finding Light è il seguito diretto di altri due JRPG creati sempre da Keith, Mari and the Black Tower e Knight Bewitched, titoli da cui, quindi, le vicende narrative continuano. Diversi anni prima l’inizio delle nostre avventure, Mari e Abbie, avventuriere e amanti, hanno affrontato pericoli e battaglie per scalare una torre e sconfiggere un malvagio Stregone. Qualche tempo dopo la loro vittoria, Abbie scompare immediatamente dopo la comparsa di …un’altra torre?!

Dall’oceano è fuoriuscito un gigantesco pinnacolo che ha causato inondazioni e disastri in tutto il mondo. Mari, spinta da sua sorella, decide quindi di mettersi lo zaino in spalla e partire per salvare di nuovo l’umanità e ritrovare la sua amata. Classico dei classici quindi, una versione “LGBT friendly” della donzella in difficoltà salvata dall’aitante cavaliere.

Se Mari and the Black Tower e Knight Bewitched sono stati sviluppati ai tempi con il classico RPG Maker, mostrando quindi colori sgargianti e pixel art dolce e sinuosa, stavolta Keith ha deciso di allontanarsene e puntare più a un ”effetto nostalgia”. Tutto ciò che vedrete a schermo una volta avviato Finding Light cercherà di prendervi di peso e buttarvi nei primi anni ’90, a partire dall’estetica basata sempre sulla pixel art, ma stavolta più spigolosa e soprattutto in scala di grigi. Nessun colore, nessuna sfumatura: bianco, grigio e nero ovunque. Il tutto ovviamente coordinato ad OST evocative che, a parer nostro, sono piuttosto piacevoli da ascoltare.

Donzella in difficoltà

Classico è anche il gameplay, costituito da incontri casuali e combattimenti a turni basati sulle varie abilità dei diversi personaggi e compagni che Mari incontra nel suo cammino. Si parte accompagnati da Roxie, la nostra fidata amica volpe, che ha una delle abilità più particolari del gioco. Sarà possibile infatti darle da mangiare la carne dei vari mostri che combatteremo per alterarne le caratteristiche, rendendola quindi più offensiva o difensiva in base alle nostre necessità.

Entreranno poi a far parte del gruppo il mago bianco, la maga nera e il guerriero e così via per tutti i personaggi iconici del genere a cui potete pensare. Dovremo essere in grado di gestire i nostri PM per lanciare potenti magie e gli SP (Skill Points) che ci permetteranno di utilizzare altri tipi di abilità e che si ricaricheranno combattendo, facendo ovviamente attenzione a non finire gli HP. Le magie hanno una gestione simile alle materia di Final Fantasy VII e saranno, quindi, in tutto e per tutto pezzi di equipaggiamento. Tutto classico, tutto normale, tutto iconico, insomma.

La varietà dei nemici che incontriamo nell’avventura è abbastanza eterogenea, dai comuni animali e insetti a figure umanoidi più o meno deformate, passando per draghi e altre creature mitologiche. La difficoltà generale del titolo non è poi così elevata, specialmente visto il basso prezzo degli oggetti curativi e degli equipaggiamenti. Basta prestare un po’ di attenzione coi boss e curarsi quando necessario, le abilità dei nostri personaggi saranno ben più che sufficienti a sconfiggere chiunque anche senza alcun tipo di grinding.

“Nostalgia” è una parola che abbiamo utilizzato spesso in questa recensione ed è un po’ la chiave di lettura che sta alla base di titoli come Finding Light. Videogiochi che emulano un glorioso passato costituito da generi che si sono ormai evoluti in altro, modificandosi e adattandosi ai tempi che corrono. Videogiochi che si guardano indietro con dolce mestizia, quasi come a voler rimpiangere un periodo che, nel bene e nel male, non tornerà più.

Finding Light è quindi un JRPG classico che emula i JRPG classici e lo fa anche abbastanza bene, riuscendo a sollevare quel candido velo di nostalgia che tocca un po’ tutti noi grandicelli. Vorremmo sollevare però un’unica questione: ha davvero senso acquistare (seppur a basso prezzo) un titolo che è in tutto e per tutto un gioco di primi anni ’90 e non recuperare proprio quelli a cui si ispira?

Finding Light – Recensione ultima modifica: 2018-10-22T07:00:50+00:00 da Marta Gravina

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