Desert Child – Recensione
Voto 70

Desert Child è un life-sim racing shoot ’em up nel quale dobbiamo diventare il pilota numero uno del sistema solare. Disponibile per PC, PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch

  Voto 70 good

Desert Child – Recensione

Dalla Terra a Marte: il viaggio di Desert Child

2071. Pianeta Terra. Tasche vuote e una moto volante scassata. La gente che conta non è certo qui, su questo mondo alla deriva, ma è su Marte. È lì che si tiene il Gran Prix, la gara definitiva, il nostro sogno. Come possiamo affrancarci dalla nostra povertà e puntare al cielo?

Tra una ciotola di ramen e una riparazione di fortuna alla nostra hoverbike, schiacciamo sull’acceleratore più forte che possiamo per tagliare il traguardo per primi e guadagnare i soldi per un biglietto di sola andata.

Desert Child

È solo l’inizio

Quello appena letto è l’incipit di gioco, ma anche il nostro tutorial. Desert Child non ama spiegarsi troppo, non perde tempo in chiacchiere e ci butta in mezzo alla pista. Giusto il tempo di scegliere un’arma da equipaggiare alla nostra hoverbike e subito si palesa la prima natura dell’opera: lo shoot ‘em up; o per meglio dire, racing shoot ‘em up.

In sella alla nostra moto dobbiamo gareggiare, uno contro uno. Le regole? Vince chi arriva primo. Come? Innanzitutto, cercando di evitare gli ostacoli. Il tracciato, un rettilineo nel quale ci muoveremo da sinistra a destra, è cosparso di elementi di intralcio. Alcuni di questi, però, sono utili, in quanto ci donano velocità extra se distrutti con un colpo della nostra arma da fuoco. Altri donano munizioni se investiti, mentre altri ancora fanno cadere denaro.

Tra una gara e l’altra dovremo riempirci lo stomaco e riparare l’hoverbike, pena un rendimento peggiore del nostro boost. Tutto questo, però, è solo l’inizio.

Desert Child

Il Pianeta Rosso… bel posto

L’arrivo su Marte dà il via al vero Desert Child. Se nel tutorial le opzioni erano limitate, ora abbiamo di fronte un’intera cittadina e la possibilità di potenziare il nostro mezzo. All’interno di una griglia, infatti, possiamo posizionare vari componenti elettronici e delle celle energetiche per alimentarli: questi ci daranno dei bonus in gara. Anche i pasti diventano più vari e con effetti extra (sia positivi che negativi) e ad attenderci non ci sono solo gare classiche, ma anche sfide alternative, come consegnare pizze o dare la caccia a ricercati.

La bellezza di Desert Child sta proprio in Marte, questa città che, sì, ricorda più una Miami in decadenza che la metropoli di un altro pianeta, ma risulta affascinante, grazie alla varie opzioni disponibili. Il gioco non rinuncia nemmeno a creare un po’ di contesto, con elementi narrativi come giornali che, giorno dopo giorno, ci racconteranno di scandali interplanetari, avvistamenti alieni e uno strano uomo dei fagioli. A conti fati, però, a noi interessa guadagnare quei diecimila dollari per iscriverci al Gran Prix: dobbiamo solo scendere in pista.

Desert Child

Corse nel deserto

Proprio in quel momento Desert Child scivola. L’idea di un racing shoot ‘em up è abbastanza intrigante, ma a conti fatti non è stata eseguita nel migliore dei modi. Per iniziare, indipendentemente dal fatto che si stia gareggiando, consegnando pizze o derubando una banca, l’azione non varia particolarmente: si spara, si schiva, si arriva al traguardo. Cambia unicamente la grafica della pista. I nostri avversari, quando presenti, sono dotati di una IA per nulla aggressiva e si limitano a schivare e sparare qualche colpo agli ostacoli, ignorandoci: ben presto sapremo come fargli mangiare la polvere e non solo daremo scontata la vittoria, ma riusciremo a evitare di subire danni e di dover quindi spendere quattrini per riparare la moto.

I soldi sono ciò che più conta e, scaduta la difficoltà, non sentiremo minimamente la necessità di sfruttare i vari potenziamenti a disposizione per l’hoverbike: sceglieremo i due power up che fanno aumentare i guadagni e non avremo posto per altro. Anche la gestione della moto, quindi, diverrà secondaria. Manca inoltre qualsiasi incentivo a centellinare le spese, rendendo la fase life-sim/gestionale di minore impatto: non c’è un limite di tempo da rispettare e i soldi cominceranno a pioverci addosso, una volta capite alcune meccaniche.

Desert Child

Bocciato, quindi? Non proprio. La componente ludica fondamentale, il racing shoot ‘em up, si rivela poco varia, ma è sufficiente per spezzare il ritmo tra un giro in banca e una passeggiata in cerca di hoverbike a cui sgraffignare pezzi. Marte e la componente gestionale/life-sim (per quanto priva di una vera difficoltà) riescono a sorreggere il gioco fino alla fine. In sostanza, il gameplay è godibile, ma di scarso impatto.

In aiuto viene però la cifra stilistica dell’opera: la grafica rétro riesce a dare a ogni angolo della città un tocco personale, con visuali sempre diverse e qualche dettaglio originale e buffo (sul serio, parlate con l’uomo dei fagioli). Non dimentichiamoci poi di alzare il volume al massimo per goderci la musica “street” di altissima qualità.


Tutti questi elementi riescono solo a salvare l’opera, però, senza elevarla. La ripetitività delle sezioni shoot ‘em up si fa sentire ben presto e chiunque sia alla ricerca di un gioco di pura azione, ne rimarrà deluso. Se invece siete incuriositi da un’atipica commistione di generi (originariamente erano due progetti separati: il creatore li ha fusi insieme), potete tentare un viaggio su Marte, senza aspettarvi il gioco dell’anno.

Desert Child – Recensione ultima modifica: 2018-12-11T17:00:40+01:00 da Nicola Armondi

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