DERU – Recensione
Voto 90

DERU è un puzzle game in cui dovremo muovere le nostre geometriche pedine attraverso labirinti di colore per raggiungerne l’uscita. Disponibile per Nintendo Switch e PC

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DERU – Recensione

Si vive insieme, si muore da soli… DERU

Nato con il nome di Schlicht (“elegante” in lingua germanica), DERU è il pluripremiato puzzle game dei zurighesi Ink Kit, evoluzione di un prototipo del 2014: dopo aver ricevuto molti riconoscimenti in terra natia, arriva il finanziamento della fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, evento che porta il team ad ampliare concept e meccaniche del titolo. Il nome completo di DERU (The Art of Collaboration) lascia poco all’immaginazione, mettendo in primo piano quella che è la fondamentale meccanica di gioco, la collaborazione. DERU è infatti un puzzle game che si presta ad essere affrontato sia da soli che in couch co-op. Noi abbiamo potuto provarlo per lo più in single player, modalità nella quale più che la cooperatività è la coordinazione a farla da padrone, ma partiamo dall’inizio.

DERU

Lì velli, là birinti

Ogni livello di DERU si presenta come una labirintica struttura i cui confini e spazi sono colorati di bianco e nero, bicromatici oceani che dovremo far attraversare alle nostre due geometriche pedine per raggiungerne la destinazione. La regola base da ricordare e rispettare è semplice: se la nostra pedina tocca uno spazio del suo stesso colore ne verrà distrutta. Questa meccanica, essenziale nella sua semplicità, ci costringe ad organizzare metodicamente ogni mossa, lasciando per fortuna poco spazio al depressivo trial & error che fin troppo caratterizza alcuni esponenti del genere puzzle game. Da circa metà gioco in poi la posizione dei nostri alter-ego inizia a non corrispondere all’effettiva posizione degli analogici che li guidano ma, consci della natura fortemente couch co-op del titolo, si contano davvero sulle dita di una mano i livelli per cui il giocare da soli sia effettivamente un handicap, ma Switch e i suoi Joy-Con rimovibili si prestano a interessanti soluzioni: per risolvere un livello ci siamo infatti trovati ad invertire di posizione i joy-con e voilà, livello completato.

DERU

Piccoli ma ingegnosi

Nei vari livelli ci troveremo a pilotare triangoli, quadrati e cerchi, e potremo o meno avere una sorta di abilità speciale: il quadrato ad esempio può “splittarsi” in una parte principale e in una “copia” più piccola di sé, mentre il cerchio può aumentare o diminuire la propria dimensione a piacimento. Questi poteri sono parte integrante della risoluzione del livello ed è anche per questo che possiamo con orgoglio inserire DERU nella lista dei (pochi) puzzle game in cui non sembra che la chiave dell’enigma sia troppo oltre la portata intellettiva del gamer medio, lasciando lontani frustrazione e senso di inadeguatezza. A contribuire a questo sottile e difficile equilibrio c’è anche il caricamento (quasi) immediato in caso di errore: dopo la malaugurata esplosione della nostra pedina il livello si ristabilizzerà allo stato iniziale senza alcuna soluzione di continuità, restituendo all’esperienza un invidiabile mood di serena attività intellettiva. Il feel del titolo è infatti più da tranquilla passeggiata che da corsa perdifiato verso la meta, sensazione rafforzata ulteriormente dalla velocità necessaria a risolvere i livelli, praticamente nulla: dei 60 livelli solo una manciata richiedono riflessi fulminei e mosse veloci. DERU è un gioco che vuol essere visto, giocato e completato, merito non scontato in un panorama di titoli apparentemente improntati sulla difficoltà fine a sé stessa.

Incredibile visu

Come spesso succede nel genere, è il comparto sonoro a fornire il pelo nel giuoco: la soundtrack è quasi completamente composta da rumore bianco, feature che si “limita” a rilassare e definire anche acusticamente il titolo ma che, per quanto sia concepibilmente nella natura stessa del ruolo, non esalta e non offre nulla di memorabile. Questa microscopica ammaccatura ha ottima e titanica opposizione nel comparto grafico, caratterizzato da una dinamica dei fluidi davvero eccezionale, realistica e a volte quasi ipnotica, pur nella sua piatta dimensionalità: ogni corrente di colore origina da un punto e ha un definito percorso, e se andremo ad interrompere questo flusso il motore grafico reagirà in risposta. Esattamente come nel game concept è la geniale semplicità di questo elemento a sorprendere in un titolo apparentemente low-key. L’interazione fra le nostre colorate pedine e i fiumi di colore che percorrono lo schermo è sia meccanica di gioco che piacere visivo, fungendo paradossalmente una dualità artistico-funzionale che crea un fortissimo déjà vu al primo Portal (e seguito). Per concludere, la durata del titolo si assesta sulla decina di ore al massimo, lunghezza perfetta per affascinare senza stancare.

Se DERU dovesse essere descritto in due parole, queste sarebbero “semplicità” e “immediatezza”. E’ questa la sua forza più grande: stimola l’ingegno, appaga l’occhio ed è facile da prendere in mano e difficile da lasciare. Sono traguardi difficili da raggiungere, almeno nel ristrettissimo panorama “puzzle game indie”, ma DERU li merita eccome. Se consideriamo poi che l’unico piccolo neo è un comparto audio non all’altezza, il gioco arriva a sfiorare la perfezione. Ink Kit, abbiamo tutti gli occhi puntati su di te.

DERU – Recensione ultima modifica: 2018-11-27T07:00:36+00:00 da Enrico Andreuccetti

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