Darkest Dungeon: The Color of Madness – Recensione
Voto 64

The Color of Madness è il nuovo DLC dedicato a Darkest Dungeon. Punto focale del contenuto aggiuntivo è la nuova endless mode ambientata a Farmstead. Disponibile per PC

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Darkest Dungeon: The Color of Madness – Recensione

The Color of Madness: un incontro tra Lovecraft e Darkest Dungeon

The Color of Madness è il nuovo DLC dedicato al tanto complicato quanto bello Darkest Dungeon. Il contenuto aggiuntivo strizza l’occhio, o per meglio dire pesca a piene mani, dalla lugubre poetica di Lovecraft.

Il filone narrativo del celebre autore americano si basa principalmente sul tema della conoscenza proibita, del destino e del grottesco. Non è il caso di bistrattare la complessità della narrazione lovecraftiana con poche approssimazioni, ma rimane il fatto che il centro di gran parte della sua produzione si poggia proprio su questi concetti. Concetti che si svilupparono anche grazie ai particolari decenni in cui visse lo scrittore, anni in cui al potere della scienza continuava ad opporsi il mito dell’inesplorato, del soprannaturale.

the color of madness

Una fattoria da incubo

The Color of Madness, pur non compiendo grossi sforzi narrativi in tal senso, prende indubbiamente ispirazione, introducendo una nuova ambientazione dalle tinte spiccatamente orrorifiche. La novità più importante è la modalità survival ospitata dalla nuova zona esplorabile, The Farmstead. Dopo la caduta di una cometa una tranquilla fattoria si trasforma in un luogo da incubo, popolato da bizzarre e malevole creature. Nella sua versione endless, Farmstead offre una sfida di grande impegno, cambiando inoltre notevolmente l’approccio tattico rispetto altre zone giocabili.

the color of madness

Una prima, sostanziale, differenza sta nell’inutilità delle torce e delle pale, che sono eliminate dal fatto che le prime non si consumano, mentre le seconde non hanno alcun utilizzo pratico. Altra grande variazione è nei nemici, i quali se uccisi generano dei cadaveri che con il protrarsi della battaglia si trasformano in grandi costrutti cristallini. Lo scoppio di questi cristalli risulta in una vera e propria deflagrazione, che comporta notevoli danni agli eroi. Inoltre lasciare una battaglia non comporta nessun malus (se non la perdita del livello e di chance di drop), mentre la morte dei PG non è definitiva.

I personaggi sconfitti si ritrovano persi nel tempo e nello spazio per un certo periodo di tempo, per poi tornare dopo una o due settimane. A questo si sommano le differenti tipologie dei sopra menzionati cristalli, al cui colore si associa uno specifico danno ad effetto. Da notare che una volta entrati nella zona di minaccia, pur potendo fuggire come già accennato, le ondate di nemici si protrarranno senza sosta. L’obiettivo è quello di riempire la barra di mortalità presente in altro a destra, per poter finalmente ottenere la ricompensa.

The Color of Madness

Stesso gameplay, approcci diversi

Sono presenti altre caratteristiche, quasi tutte di valore numerico e di bilanciamento, per cui il sunto appena esposto è già sufficiente per affrontare il discorso inerente al gameplay. Quest’ultimo, pur se non rivoluzionato, subisce in parte le variazioni dovute ai diversi nemici ed alla diversa modalità di gioco. Innanzitutto la mancata utilità di torce e pale comporta altri tipi di approvvigionamenti, completamente incentrati sugli oggetti necessari per resistere ai malus provocati dai cristalli. Anche lo stress giocherà un ruolo chiave, complici le battaglie nettamente più lunghe e il protrarsi di situazioni di rischio (come per esempio i cadaveri esplosivi).

Un plauso va alla caratterizzazione dell’ambientazione. Nulla di eccezionale, ma Farmstead si allontana parecchio dagli standard dei livelli della campagna principale, riuscendo a fornire un piacevole diversivo alla monotonia che Darkest Dungeon a volte ingenera. Certo non c’è davvero nulla di allegro nell’affrontare orde di contadini, cavalli e spaventapasseri corrotti da cristalli intrisi di magia arcana, ma è anche vero che il mood generale del titolo non è mai stato ridanciano.

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Nel complesso quindi The Color of Madness aggiunge molto all’esperienza tattica di Darkest Dungeon, pur certo senza far gridare al miracolo. Si tratta di un’operazione che punta ad aumentare la giocabilità del titolo e la sua longevità, evitando di proporre sempre le stesse situazioni e gli stessi nemici. Nonostante questo il videogame rimane fermo e solido sui suoi standard, semplicemente fornendo ai fruitori una modalità endless molto più stressante da giocare, ma anche meno punitiva di una run standard.

The Color of Madness è un DLC corposo e interessante per tutti gli appassionati di Darkest Dungeon che vogliono aggiungere una modalità diversa dal solito, che permette di cambiare approccio tattico e di “rilassarsi” senza temere di distruggere mesi di costruzione dei propri PG. Nonostante questo rimane un acquisto probabilmente adatto solo ai veri appassionati del titolo, chiunque voglia avvicinarsi al gioco con qualche riserva non sentirà la mancanza di questo DLC.

Darkest Dungeon: The Color of Madness – Recensione ultima modifica: 2018-07-05T08:00:09+00:00 da Lorenzo Quadrini

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