City of Brass – Recensione
Voto 70

City Of Brass ci sfida con meccaniche rogue-like a raggiungere il centro della città tra trappole e nemici maledetti, armati di frusta e spada. Disponibile per PC, PlayStation 4 e Xbox One

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City of Brass – Recensione

Tra dune e tesori

Direttamente dalle mille è una notte ci viene proposta un avventura nella città di ottone, l’Atlantide del deserto, già apparsa nel mondo ludico a partire da D&D ad Uncharted o nelle collezioni di Magic: The Gathering. Scopriamo insieme come il team di Uppercut in City of Brass ha sfruttato questa ambientazione di successo. City Of Brass è un rogue-like in prima persona nel quale, impersonando un ladro, dobbiamo raggiungere il centro della città sovrastata dalle sue colonne rivestite di ottone. Iniziamo dal tutorial che ci introduce nei semplici comandi mentre ci racconta la caduta in rovina della città ormai maledetta e custode dei tesori raccolti dai suoi abitanti. Completare il tutorial significa anche esaurire la parte narrativa del titolo che non è profonda, anche data la natura dello stesso, ma che forse visto la location avrebbe meritato più attenzione. Il nostro alter ego può scattare, saltare, abbassarsi, scivolare ed ha a disposizione una frusta con la quale colpire e rendere inermi gli avversari o attirarli a sè per poi colpirli la spada.

City of Brass

I livelli si snodano dapprima tra le strade della città per poi passare attraverso catacombe o all’interno dei palazzi dove l’Unreal Engine viene sfruttato senza infamia e senza lode, ma comunque con un ottimo ritorno visivo e con un curato e azzeccato design delle strutture. Il primo approccio con City Of Brass lascia un attimo spiazzati soprattutto per la velocità di gioco, che da l’impressione di essere lenta ma che allo stesso tempo impegna i riflessi. Diventa anche importante sfruttare l’ambiente a proprio favore, visto che ad esempio trappole o esplosioni di bracieri infliggono danni mortali sia a noi stessi, sia ai nemici. Interessante l’uso della frusta che, in base a dove colpisce, può disorientare o far cadere o disarmare un’avversario che poi possiamo spingere o trascinare in una trappola.

Due occhi non bastano

Proseguendo nell’avventura e dopo innumerevoli game over, acquistiamo alcuni perks per aiutarci ad affrontare il percorso verso il centro della città. Purtroppo City Of Brass ci rivela, dopo poche sessioni di gioco, la quasi inutilità di questi bonus, facendoci scontrare con un senso di frustrazione dovuto alla difficoltà di raggiungere la fine del livello. Questo avviene perché i nemici più pericolosi sono senza dubbio le trappole disseminate e sempre presenti in abbondanza: spuntoni, gas velenosi, pedane pericolanti, rampicanti, lame che, essendo generate di sessione in sessione, non permettono la minima distrazione a causa della esigua barra vitale a nostra disposizione. La difficoltà è accentuata dal fatto che parliamo di permadeath ed è quindi necessario ripartire sempre da capo.

I nemici che affrontiamo sono ben differenziati e caratterizzati, quindi dobbiamo adoperare approcci differenti in base alla loro pericolosità e la portata dei loro attacchi. Sono inoltre presenti delle boss fight al termine di alcuni fra i tredici livelli che possono sembrare pochi, ma data la loro complessità possono far abbandonare la sfida a molti giocatori.

City of Brass

Un pò di aiuto non guasta

Per limare almeno all’inizio parte della ruvidità data dalla difficoltà, vengono messi a disposizione dei modificatori con i quali possiamo adattare il livello di sfida secondo gusti e necessità. Quasi obbligatorio utilizzare una maggiore quantità di vita oppure l’eliminazione del tempo che porta ad ulteriori errori dovuti alla fretta, specialmente durante l’esplorazione per la raccolta di crediti per l’acquisto di miglioramenti. Oltre ai modificatori, incontriamo sulla nostra strada i Djinn che possono essere dei sales point dove, in cambio di crediti, compriamo nuove capacità o miglioramenti per la frusta aggiungendo ad esempio proprietà congelanti, miglioramento al danno oppure nuove armi che sostituiscono la spada con strumenti ancora più letali.

Possiamo anche chiamare uno spirito che combatte al nostro fianco o che diventa un utile alleato per disattivare le trappole. Alcuni di questi Djinn sono fin da subito ostili e l’obiettivo diventa liberarli in cambio di un desiderio, ma la loro utilità, visto la piccola area che andranno a sorvegliare, rende poco pratico il tutto e spesso è preferibile la fuga per lasciarsi dietro l’area.

City of Brass

City Of Bass offre un motore di generazione dei livelli che svolge egregiamente il suo lavoro sia per qualità, quindi senza difetti durante l’attraversamento dei livelli con glicth o simili, sia nel level design che con subdola efficacia posiziona trappole e nemici.

City Of Brass da un lato offre una sfida ardua da portare a termine con pazienza dopo aver assorbito le meccaniche di gioco e capito come sfruttare a dovere quello che ci circonda, mentre lascia il fianco scoperto per la narrativa e la componente procedurale che, sebbene ben realizzata come punto a favore per la longevità, risulta snervante. Da questo mix il risultato è comunque un titolo equilibrato e piacevole da consigliare a chi apprezza le vere sfide videoludiche, mentre chi cerca una esperienza più casual può tranquillamente tirarsi indietro.

City of Brass – Recensione ultima modifica: 2018-05-11T10:41:39+00:00 da Dario Morizzi

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