Blind – Recensione
Voto 75

Blind è un’avventura in VR dove nei panni di una giovane donna privata della vista, cerchiamo di fuggire da una misteriosa e sconosciuta abitazione. Disponibile per PC, PlayStation 4

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Blind – Recensione

Salto nel buio con Blind

Blind è un thriller psicologico basato sulla narrazione e pensato da zero per la realtà virtuale. Impersoneremo il ruolo di Jean, una giovane donna in viaggio con suo fratello minore Scott. Durante la guida in auto, attraverso condizioni meteorologiche intense, gli eventi portano il loro veicolo fuori controllo. In una casa sconosciutaJean si sveglia sconvolta: non può vedere.

Con solo una voce misteriosa a farle da guida, la protagonista decide di fuggire dalla casa e ritrovare suo fratello. Blind è sviluppato da Tiny Bull Studios, sviluppatore di videogiochi italiano già autore di Omen Exitio: Plague.

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Un po’ di silenzio per favore

Spetterà dunque a noi navigare, affidandoci alle nostre orecchie, piuttosto che ai nostri occhi. L’idea alla base di Blind è l’uso della grafica come un sistema di ecolocalizzazione. Lasciare cadere o lanciare vari oggetti emetterà un suono che illuminerà temporaneamente l’area di impatto, aumentando di intensità in base alla forza. Adattarsi a questo nuovo modo di vedere è obbligatorio se si vuole fuggire dalla casa. Stanza sopo stanza, una voce profonda ci parlerà guidandoci fra enigmi e puzzle da risolvere.

La nostra prova si basa sulla copia per PlayStation e usare i controller PlayStation Move per navigare è abbastanza semplice ed intuitivo; abbiamo apprezzato molto l’inclusione della possibilità di accovacciarsi. Infatti a causa del monitoraggio limitato di PlayStation VR, raccogliere oggetti sul terreno a volte può risultare frustrante, problema che poco si manifesta in Blind. Dal menu è possibile utilizzare una comoda opzione “Respawn Key Objects”, utile in molti casi scomodi. Nonostante consigliamo caldamente l’utilizzo dei Playstation Move, anche giocare col classico pad rende l’esperienza degna di nota.

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Risolvere il primo enigma ci consentirà di accedere alla sala principale, dove incontreremo il nostro rapitore che ci offrirà un bastone per aiutarci nel viaggio. Usando il bastone o lanciando oggetti vicini, potremo illuminare un’area per un breve periodo e apprendere ciò che ci circonda. Ci ritroveremo a tamburellare abitualmente col bastone o a lanciare oggetti per mantenere attivo il senso della “vista”. Anche con il nostro fidato bastone non ci sentiremo mai veramente al sicuro, e questa è una sensazione incredibile da spiegare. Ci si sente disorientati, destabilizzati nel solo immaginare come può essere una vita senza il dono della vista.

La traversata della casa risulta in qualche modo familiare a Jean. Forse siamo già stati qui, ma il ricordo è frammentato. Entrare in una nuova stanza, guardare determinati oggetti o risolvere un enigma a volte genera nuovi ricordi. Se cercherete più risposte e sarete disposti a navigare in un ambiente buio, troverete gioielli in ogni angolo della casa. Afferrare e tenere uno di questi gioielli, quasi dei collezionabili, innescherà nuovi ricordi. Tutto questo tessuto conduce ad una narrazione ben presentata, con buoni colpi di scena.

Esplorare l’abisso

Blind offre da 5 a 8 ore di gioco come prima run. La conoscenza dell’ambiente e dei suoi enigmi probabilmente ridurrebbe quel tempo di esecuzione, ma è più che sufficiente per il prezzo richiesto. La narrazione è intrigante e piena di suspense, i puzzle sono giustamente stimolanti ma non abbastanza, per fortuna, da renderli frustranti. Spesso la soluzione è semplice, mentre altre volte è necessario riflettere sul proprio approccio. Dovremo imparare a fare affidamento sui suoni intorno a noi e, se seguiremo i rumori come alleati, nulla sarà troppo difficile da risolvere. La risposta di solito è proprio di fronte a noi, ma oscurata abbastanza da farci esplorare e provare tutto. È un buon bilanciamento che molti giochi con elementi puzzle non riescono a raggiungere.

L’unico difetto degno di nota che possiamo riportare è la mancanza di un’opzione per lo Smooth Turning. L’inclusione di una funzione per potersi girare senza scatti avrebbe reso l’esperienza ancora più coinvolgente.

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Visivamente, Blind è un’esperienza nuova. Senza usare il suono, tutto è puramente nero, tranne oggetti come strumenti musicali, grammofoni, orologi a pendolo o persino finestre aperte che emettono suoni e creano impulsi di luce. Tutta la luce è rappresentata da raggi bianchi. Questa scelta di stile non danneggia l’esperienza e anzi, data la natura e gli elementi del gioco, l’effetto finale ci ha fatto un’ottima impressione. 

Il sonoro è la caratteristica in cui il gioco brilla davvero. Dall’impatto del bastone o degli oggetti domestici, al passaggio del vento che soffia attraverso una finestra aperta, il rumore serve sia ad aiutare che a ostacolarci. Entrare in una nuova area e sentire un nuovo suono, ci manderà un brivido lungo la schiena e ci ritroveremo a voler familiarizzare con le fonti di queste vibrazioni il più rapidamente possibile. In poche parole tutti questi effetti sonori riescono a creare un’esperienza sospesa tra sensazioni inquietanti e a tratti, stranamente, pacifiche.

Blind tocca un concetto interessante, non spesso esplorato nei giochi. Anche se ci sono altri esempi, il titolo si distingue dal resto con l’utilizzo quasi perfetto del comparto audio e della narrazione, creando un’atmosfera coinvolgente. Ci ritroveremo presto ad essere attirati dal buio ma nello stesso tempo dall’esserne impauriti. Un’esperienza strana e piacevole che si sposa alla perfezione con l’uso dei sistemi VR.

Blind – Recensione ultima modifica: 2018-10-08T07:00:59+00:00 da Matteo Fogli

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