Blood Rage – Impressioni

Blood Rage – Impressioni

Onoriamo gli antenati nel Valhalla di Blood Rage

“Siamo tre, gli facciamo provare Blood Rage? Ah no siamo quattro, meglio! …aspè se facciamo dopo le 18:00 siamo cinque, a ‘sto punto porta Terraforming Mars.”  – infine, 15 minuti prima dell’orario previsto… – “Siamo quattro, vada per i vichinghi mannaggia Odino.”

Blood Rage, titolo molto apprezzato del 2015 ideato da Eric Lang, è uno dei primi grandi mostri sacri di Kickstarter, la piattaforma altoforno per miniature che ultimamente si è lasciata davvero prendere la mano promuovendo decine e decine di giochi iper appariscenti. Personalmente diffido dalle miniature perché spesso accompagnano un gioco vuoto e senza un vero perché, ma vi dico subito che questo titolo ambientato fra i gelidi ghiacci del nord fa eccezione e siamo di fronte ad una sfida competitiva piuttosto complessa.

blood rage

La mappa rappresenta una fittizia isola del nord le cui sponde e fiordi sono teatro dello scontro che tipicamente culmina nel territorio centrale, il mitico Yggdrasill. Ogni giocatore controlla un clan di guerrieri che differisce dagli altri solo per colore. A turno si effettuano azioni che vanno dal giocare una carta, invadere la mappa con nuove truppe e così via. Ogni territorio ha un numero finito di posti liberi e diventa chiave quindi scegliere il posizionamento delle proprie miniature, perché da un momento all’altro un giocatore può dichiarare il temibile saccheggio.

Saccheggiare una regione automaticamente innesca un combattimento che chiama a raccolta tutte le miniature dai territori confinanti, ovviamente fino al limite di spazi disponibili in quella regione. I combattimenti si risolvono sommando la forza delle unità presenti allo scontro con un modificatore dato da una carta. Le carte spesso hanno effetti che twistano il risultato finale del combattimento e non si basano solamente su un valore da aggiungere o sottrarre. Ogni giocatore inizia il turno con una propria mano di carte che sono state precedentemente draftate durante la fase di preparazione, uno dei momenti più decisivi dell’intera partita.

La stanza in cui stiamo giocando è scarsamente illuminata da una sola lampada e il padrone di casa l’ha eletta a zona per fumatori. In poco tempo una nebbia degna delle mattinate sui fiordi norvegesi invade l’ambiente, tanto che pare essere ad un torneo di poker casalingo.

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Pianificare la guerra

Si da inizio alla prima delle tre ere di gioco con l’eterno draft di inizio partita; dico eterno perché ormai siamo diventati abbastanza esperti del gioco e, come in tutti i competitivi, la voglia di vincere è tanta e ci si ferma a pensare molto sulle future mosse. Blood Rage è un german travestito da american; solo in apparenza ti attrae con i mostri e i guerrieri pronti alla battaglia, ma sotto sotto la fase di pianificazione e gestione strategica è da cavaliere teutonico.

Ogni turno è scandito dai limitati punti azione che ogni giocatore può spendere per schierare, muovere o potenziare i membri del proprio clan. Inizialmente i giocatori passano il tempo a posizionare le miniature, studiandosi l’un l’altro in un balletto che vede mutare i posizionamenti per rispondere alle mosse avversarie. Si creano stalli che prima o poi vanno interrotti con una battaglia e basta una singola dichiarazione di guerra per scombinare le forze in tavola. Vincere un combattimento fa guadagnare punti gloria (punti vittoria) e permette di acquisire bonus personali oltre ad eventuali punti a fine partita. Ma anche perdere può diventare una strategia vincente.

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Il nostro uomo da battere sta proprio adottando questa strategia, con il draft iniziale si è assicurato tutte le carte che potenziano gli effetti del Valhalla, il paradiso norreno dove tutte le miniature cadute in battaglia aspettano di risorgere il turno successivo. Facendo in questo modo, ogni combattente ucciso diventa una grossa risorsa di punti e la strategia suicida si rivela difficile da contrastare.

Oltre alla gloria in battaglia, un secondo metodo efficace per avanzare sul tracciato dei punti sono le missioni. Si tratta sempre di carte provenienti dal draft che pongono obiettivi di fine era al giocatore che le vuole utilizzare. Le più comuni vogliono che riusciate a controllare con maggioranza una determinata regione, altre potrebbero ad esempio impegnarvi nella conquista dell’ Yggdrasill

L’albero sacro che regge il mondo

Ogni volta che sentiamo pronunciare il suo nome, Yggdrasill, ci guardiamo negli occhi con un sorriso, per noi è il segnale della battaglia finale. Questo territorio confina con tutte le regioni e chiunque può partecipare allo scontro in quello che diventa il degno ed epico massacro conclusivo. Arriva il momento di utilizzare le carte e le unità migliori per riuscire a conquistare l’ambito premio.

Oltre ad essere un bel gioco, Blood Rage è anche la mia pecora nera, c’è sempre qualcosa che non riesco ad ingranare e infatti anche questa volta mi guadagno la meritata ultima posizione. Inoltre ormai devo trascinarmi dietro un’onta incancellabile, infatti nell’unica partita vinta ho contravvenuto (involontariamente) a una regola di base: tanto è bastato per farmi guadagnare la fama di baro in Blood Rage.

Verso fine partita, si innescano due contest differenti. Due di noi ci salutano ormai da lontano sul segnapunti e possiamo definirli imprendibili. Io e l’altro giocatore scarso del tavolo inneschiamo una feroce lotta per il terzo posto. A farmi salutare definitivamente ogni speranza ci pensa il possente gigante di fuoco, uno dei tanti mostri (miniature splendidamente realizzate) che si possono ottenere tramite le carte del draft. In particolare questo delicato bestione ha il potere di uccidere ogni figura nella regione in cui è schierato. Fu così che il mio destino venne sancito.

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Ancora una volta ho giocato sottovalutando le carte missione e ancora una volta ho usato potenziamenti di clan e mostri senza pensare ad una vera e propria sinergia. Il vincitore invece, combinando tutte le carte in combo con l’effetto Valhalla ha staccato di moltissimo il secondo classificato.

Non voglio definirla una pecca, ma effettivamente non si può sperare in un aiuto dal gioco stesso, come accade in altri german che tendono a bilanciare la sfida. Blood Rage non perdona e sicuramente conoscere le carte è una necessità, se si vuole affrontare seriamente la sfida. La perfetta unione fra german e american quindi? Si, anche se l’accento tedesco è molto più marcato… e ci piace così.

Blood Rage – Impressioni ultima modifica: 2018-06-08T07:50:10+00:00 da Matteo Gallo

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